Giorno 43 anno Domini 2020. Non sono campanilista, non sopporto la 'guerra' tra Nord e Sud. Ognuna di queste aree ha caratteristiche, qualità e difetti non omogenei che fanno, nel loro insieme, l'Italia. Con la sua forza e le sue debolezze. Non siamo la Germania che pure invidiamo e critichiamo, siamo una cosa diversa che ci rende comunque unici al mondo.
Non mi va giù però che si continui, in un momento tanto difficile e complicato sul piano sanitario, a praticare l'antichissima arte del cerchiobottismo pur di assicurare una forma interessata di stabilità ad una narrazione che ha davvero stufato.
Ieri sera a La7, nella consueta trasmissione di Giletti costruita come sempre per assecondare l'onda populista che ha fatto danni incalcolabili, ci si è chiesti, di fronte al disastro registrato in alcune regioni settentrionali, cosa sarebbe accaduto se l'epidemia fosse scoppiata dalle nostre derelitte parti, in qualche regione meridionale. Interrogativo retorico, è stato sufficiente dare un'occhiata ai volti degli ospiti per intuirne la risposta, frutto di un becero e scontato luogocomunismo, peraltro subito corroborato dalla descrizione di un caso di presunta malasanita in Sicilia.
Al di là degli errori e delle eventuali responsabilità, che saranno definite dopo essere state valutate e non solo ipotizzate e strumentalizzate politicamente, lo tsunami che ha investito soprattutto la Lombardia, da sempre indicata, e a ragione, come un riferimento dell'eccellenza medica, il Veneto, il Piemonte e l'Emilia Romagna, anch'esse ad alti livelli nel settore, è stato probabilmente determinato dal massiccio, interminabile accesso dei pazienti colpiti dal virus agli ospedali, diventati, perciò, focolai di contagio.
Strutture nelle quali transitano, ogni giorno, migliaia e migliaia di persone che, a loro volta, si sono infettate ed hanno infettato. Perchè tutto ciò? Perchè un assalto tanto drammatico, e di quelle dimensioni, non l'immaginava nessuno, perchè il coronavirus ha trovato terreno fertile nell'assenza di una risposta immediata, nella mancanza delle necessarie protezioni per degenti, medici, infermieri ed operatori.
Mancavano, o erano poche, mascherine e tute indispensabili a prestare assistenza senza correre rischi, e ciò è capitato in centri che fino a due mesi fa erano considerati al top.
Se tutto ciò si fosse verificato al Sud, dove sono presenti, ovviamente, altrettante eccellenze ma non la stessa dotazione logistica e organizzativa, a cosa avremmo assistito? A 23mila morti – fino a questo momento – o ce ne sarebbero stati di più? Forse sì, forse meno, non lo so.
So però che anche da noi il sistema, già deficitario di suo, avrebbe subito, aggravate da mali antichi, le stesse, terribili conseguenze, non potendo contare su un numero adeguato di posti di terapia intensiva, così come in Lombardia e Veneto, né su una reattività diversa, soffocata dallo sconvolgente effetto sorpresa.
E allora, perchè ripetere sempre la stessa solfa per cercare di preservare, anche se duramente e pesantemente ammaccata, l'immagine efficientista della Lombardia e di chi la governa, facendoci sentire cittadini di serie b che hanno solo la fortuna di vivere in Campania, Puglia, Molise, Sicilia?. Basta, non se ne può più.
