Niente verità, solo opinioni: decide la politica. Ma quale?

Il diario ai tempi del Covid-19

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Benevento.  

Giorno 45 anno Domini 2020. Hai voglia a ricicciare ed impastare sempre le stesse domande, a raccogliere le identiche risposte degli esperti che, mentre ti ricordano di averlo già fatto, ti invitano a variare lo spartito e le ripetono con un malcelato senso di fastidio.

Hai voglia a guardare la tv tutta uguale, quegli schermi occupati ogni giorno, da tante settimane, da una compagnia di giro che cambia canale a seconda degli inviti. Perchè a tutti, anche a quelli che sostengono il contrario, piacciono i cinque minuti di notorietà che una telecamera può regalare, soprattutto se ti proietta sulla ribalta nazionale. Niente di male, ma non serve ad alcunchè continuare a 'menare il torrone'.

Se c'è un dato che appare incontestabile, al momento, è quello dell'assoluta mancanza di verità. Lo ha sottolineato Giovanni Guzzetta, un costituzionalista: “In questi casi esistono solo tanti punti di vista”, ha spiegato in relazione alle polemiche scatenate dal numero di comitati tecnici che affiancano il governo. Aggiungendo che “possono farne anche centomila, ognuno dei quali esprime una opinione, ma poco conta. Perchè, alla fine, chi deve assumersi la responsabilità della decisione sono il governo ed il parlamento”.

Un richiamo forte alla politica, che sembra scontato ma non lo è. Perchè non è semplice riassegnare alla politica la dignità che merita dopo anni e anni nei quali, oltre a non aver dato certo bella prova di sé con condotte finite nel mirino della magistratura, è stata progressivamente depotenziata, avvilita e messa all'indice da campagne che hanno soffiato sul fuoco della cosiddetta antipolitica, facendolo ardere a più non posso nel nome di una untuosa bandiera del moralismo di convenienza e di una ipocrita e assurda collettivizzazione dei guai provocati dai singoli esponenti di quel mondo.

Come se un reato potesse essere attribuito ad una intera categoria, quale che sia. E' stata un'onda diventata sempre più montante, che ha permesso di stampare e vendere libri che l'hanno assecondata senza tregua, di fare cassetta con la pubblicità, di organizzare linciaggi ad personam per favorire il ricambio nel segno del nuovo che avanzava ed era affamato, mosso anch'esso da un'unica ambizione: guadagnare posti di potere.

Così facendo, dando l'impressione di non capirlo, sono state create le condizioni perchè la politica evaporasse lentamente, assumendo di volta in volta la veste di figure che si sono proposte come capi popolo, tribuni, novelli masaniello, agitatori di piazze senza arte né parte che hanno dato l'illusione che tutti potessero davvero fare tutto, purchè non 'macchiati' dall'appartenenza al passato.

Un 'razzismo anagrafico' che ha determinato guai inenarrabili - ce li porteremo dietro ancora per tanto tempo-, fino a quando un'improvvisa emergenza sanitaria ha costretto a rivalutare la competenza. Ecco virologi, infettivologi, immunologi, epidemiologi, rianimatori e intensisti: si sono presi legittimamente la scena, coprendo ancor di più il ruolo di un potere esecutivo che li ha subito usati come alibi. Ci muoveremo dopo aver raccolto le loro indicazioni: è il refrain più diffuso dalla politica.

Una politica debole, aggregata solo dall'interesse a non lasciare spazio agli altri e a conservare il proprio. E allora, perchè meravigliarsi se i tecnici, al di là della qualità professionale e al netto della confusione che pure hanno originato, appaiono agli occhi di una opinione pubblica disorientata, nel confronto con i rappresentanti del popolo, dei giganti?