Ha respinto ogni addebito, escludendo di aver agito sotto l'effetto dell'alcol: una condizione, quella dello stato di ebbrezza, ipotizzata in assenza del test alcolemico, al quale non era stato sottoposto. Assistito dall'avvocato Davide D'Andrea, si è difeso così il 53enne di origini marocchine arrestato per maltrattamenti in famiglia dai carabinieri della Stazione di Pontelandolfo.
Lo fatto dinanzi al gip Maria Di Carlo, nel corso dell'udienza di convalida di questa mattina, negando i comportamenti violenti per i quali è finito in carcere, e sottolineando di aver sostenuto le spese per una vacanza di due settimane della quale avevano goduto la moglie ed i figli.
Due gli episodi contestati, anche se le condotte prospettate a carico dell'uomo sarebbero iniziate nel 2015, con offese pesantissime nei confronti dellaconiuge, costretta dormire in un'altra stanza con i figli. Una situazione di presunte vessazioni che sarebbe precipitata tra il 21 ed il 22 agosto. Prima durante il pranzo, quando lui, senza un motivo, l'avrebbe colpita con un pugno al collo e alla mano sinistra, provocandole una ferita lacero contusa, e avrebbe minacciato di ucciderla con un'ascia; poi nella tarda serata del giorno dopo. Quando, in stato di ubriachezza, secondo gli inquirenti, sarebbe entrato nella camera in cui la malcapitata era con i figli minori e l'avrebbe aggredita verbalmente, facendo altrettanto con il figlio 14enne, che aveva cercato di difenderla.
Una reazione, quella del ragazzo, che avrebbe scatenato l'ira del 53enne, che, dopo averlo rimproverato di aver imparato a rispondere al padre, lo avrebbe percosso al volto ed alla guancia. A seguire, si sarebbe scagliato contro la donna, schiaffeggiandola ed urlandole “oggi è il tuo ultimo giorno, ti uccido, puoi chiamare anche i carabinieri...”.
E' ciò che aveva fatto il figlio più piccolo, comprensibilmente impaurito, e l'arrivo dei militari era servito a riportare la calma tra le mura domestiche. Appena erano andati via, lui avrebbe però ricominciato a dare in escandescenze, minacciando i familiari e di buttare giù la porta della stanza nella quale si erano chiusi, terrorizzati. Da qui un ulteriore intervento dei militari, che lo avevano bloccato ed arrestato.
Il sostituto procuratore Assunta Tillo ha proposto il divieto di dimora per il 53enne, mentre la difesa ha chiesto la non adozione di una misura cautelare, al massimo l'obbligo di firma. Nelle prossime ore la decisione della dottoressa Di Carlo.
AGGIORNAMENTO
Al termine dell'udienza di convalida, il gip ha disposto per il 53enne il divieto di dimora a Campolattaro.
