"Tangente sui lavori a Cusano", il gup decide su tre imputati

7 ottobre udienza preliminare per sindaco Maturo, geometra Di Muzio e capo ufficio tecnico Russo

tangente sui lavori a cusano il gup decide su tre imputati
Benevento.  

L'udienza è in programma il 7 ottobre dinanzi al gup Loredana Camerlengo, che dovrà decidere se spedire a giudizio, come chiesto dal sostituto procuratore Assunta Tillo, le tre persone chiamate in causa, a vario titolo, dell'indagine dei carabinieri del Nucleo investigativo su una presunta tangente chiesta a Cusano Mutri ad un imprenditore edile sui lavori di somma urgenza, già liquidati, per la sistemazione delle sponde del torrente Titerno dopo l'alluvione dell'ottobre 2015.

Si tratta di Giuseppe Maria Maturo (avvocati Antonio Barbieri e Marcello Severino), 54 anni, dal maggio 2014 sindaco di Cusano Mutri, Remo Di Muzio (avvocati Giuseppe Francesco Massarelli e Patrizia Pastore), 45 anni, geometra libero professionista, e Nicola Russo (avvocato Alberto Mignone), 48 anni, di Apollosa, capo Ufficio tecnico del Comune di Cusano.

L'inchiesta era rimbalzata all'onore delle cronache il 28 giugno del 2018, quando Maturo e Di Muzio erano finiti agli arresti domiciliari sulla scorta di una ordinanza di custodia cautelare adottata dal gip Gelsomina Palmieri su richiesta del sostituto procuratore Donatella Palumbo, da qualche mese nuovamente a Benevento dopo l'esperienza a Lecce. Il provvedimento era però stato annullato dal Riesame, con una decisione confermata nel gennaio del 2019 dalla Cassazione, che aveva dichiarato inammissibile l'appello della Procura.

Nel corso degli interrogatori di garanzia, Maturo e Di Muzio avevano respinto ogni accusa. Maturo, in particolare, aveva escluso qualsiasi forma di pressione o minaccia nei confronti del titolare della ditta (è assistito dall'avvocato Giuseppe Maturo), peraltro suo testimone di nozze, affermando di non sapere alcunchè di quei soldi passati dalle mani dell'imprenditore – una scena immortalata in un video - in quelle di Di Muzio. Che, a sua volta, aveva spiegato che i 2mila euro – prima tranche, secondo gli inquirenti, di una presunta mazzetta di 6500- contenuti nella busta erano il corrispettivo di una prestazione professionale fornita alla parte offesa con la collaborazione di un altro geometra, di cui aveva scritto il nome sulla stessa busta.

Nel novembre del 2019 la chiusura dell'inchiesta, ora la richiesta di rinvio a giudizio e l'attesa per la pronuncia del giudice.