Battevano i pugni contro pareti del tir, solo allora ho capito

Così l'autista arrestato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Resta in carcere

battevano i pugni contro pareti del tir solo allora ho capito
Benevento.  

Ha negato di aver fatto salire gli otto cittadini afgani a bordo del tir che guidava. Assistito da un interprete, ha spiegato di aver scoperto che erano nel cassone frigorifero solo quando si era fermato in un'area di sosta dopo aver sentito dei rumori provocati dai pugni battuti contro le pareti del mezzo.

A quel punto, ha aggiunto, aveva chiesto aiuto ad un automobilista, chiedendogli, poiché non parla la lingua italiana, di avvertire le forze dell'ordine. E' stata questa la versione dei fatti fornita al gip Gelsomina Palmieri da Zhivko Dobrev (avvocato Fabio Russo), 55 anni, nazionalità georgiana, dipendente di una ditta bulgara, arrestato da Squadra mobile e polstrada per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

L'ipotesi di reato gli era stata contestata dopo il rinvenimento degli stranieri nell'autoarticolato che stava conducendo, bloccato lungo il raccordo, tra San Giorgio del Sannio e Benevento. L'uomo ha spiegato che, partito da Sofia, si era imbarcato a Salonicco. Una volta a Brindisi, aveva proseguito il suo viaggio verso Roma, interrotto in terra sannita.

Gli otto afgani avevano invece raccontato agli investigatori di aver contattato una persona di ordine curde in Grecia che li aveva nascosti in un bosco per qualche giorno per poi farli salire in orario notturno a bordo dell’autoarticolato. Gli extracomunitari avevano anche dichiarato di aver pagato tra 2.500 e 4mila euro ciascuno per arrivare principalmente in Francia, Germania e Svizzera dove avrebbero dovuto ricongiungersi con gli altri familiari.

Al termine dell'udienza di convalida, la dottoressa Palmieri ha confermato la custodia caautelare in carcere per il 55enne.