Stir di Casalduni, ecco cosa avrebbe provocato l'incendio FOTO

L'ipotesi ora al vaglio di forze dell'ordine e tecnici. Iacovella: “Stiamo lavorando al piano”

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All'esterno del piazzale e all'interno dei capannoni miglia di tonnellate di rifiuti ancora da smaltire dopo l'incendio del 2018. Ecoballe alle intemperie. Il presidente dell'Ato: "Secondo il progetto un eco distretto per indifferenziata e..."

Benevento.  

Uscendo dalla 87 si imbocca la strada per Casalduni. Pochi metri e dinanzi agli occhi appare lo Stir dei rifiuti. Un impianto situato su di una collina. Capannoni industriali di colore verde che si mimetizzano tra i terreni coltivati. Una mimetizzazione che però dura poche decine di metri. Mentre si percorre la strada privata – anche questa nascosta dalle spine e costellata di buche e cedimenti - che arriva dinanzi ai due imponenti cancelli in ferro, un tempo attraversati da camion carichi di rifiuti provenienti da tutta la Campania, infatti si nota subito l'imponente quantità di rifiuti abbandonati all'esterno, sul piazzale.

Si tratta delle ecoballe lambite dalle fiamme e non che da due anni sono state lasciate, senza telo di protezione, all'esterno dei capannoni. Centinaia di balle, molte di queste aperte per raffreddarle nei giorni successivi al rogo che nell'agosto del 2018, ma anche nel 2019, aveva distrutto gran parte dell'impianto ora inutilizzato.

Ieri sera intorno alle 20 un nuovo allarme. A lanciarlo è stata la guardia giurata che vigila sull'intera struttura. Ha visto del fumo uscire dall'ultimo dei capannoni che ospitano i rifiuti stabilizzati ed ha allertato dipendenti e 115. lavoro per i vigili del fuoco che in poche ore hanno spento il principio d'incendio e messo in sicurezza l'area.

Ma cosa ha provocato l'ennesimo rogo? Secondo una prima ipotesi, che sembra essere stata anche confermata dai tecnici, l'incendio potrebbe essere stato causato dall'alta temperatura proprio di quella tipologia di rifiuto. L'immondizia stabilizzata, infatti, ammassata può raggiungere temperature elevate tanto da innescare incendi. Ed è per questo che all'interno degli stir i rifiuti stabilizzati vengono trattenuti solo per poche settimane prima di essere smaltiti.

In quel capannone invece, la 'montagna' di residui è presente da due anni e potrebbe essere proprio il fattore temporale a mettere in pericolo quel che resta dello Stir.

Ipotesi che ovviamente ora è al vaglio della Samte, la società della Provincia di Benevento che è proprietaria dell'impianto e delle forze dell'ordine.

A Casalduni questa mattina ha effettuato un sopralluogo anche il presidente dell'Ato e sindaco di Casalduni Pasquale Iacovella: “Per fortuna – ha spiegato – si è trattato solo di un principio di incendio che è stato estinto in poco tempo. Mi sento per questo di tranquillizzare tutti anche sull'aspetto ambientale”.

Iacovella poi annuncia: “L'Ato è al lavoro per redigere il piano industriale per lo smaltimento dei rifiuti della provincia di Benevento. Spero che entro dicembre tutto sia concluso. Servono ovviamente interventi economici importanti che non potrà farli né l'ato né la Samte ma serve un intervento importante della Regione per liberare lo Stir dai rifiuti combusti e non e farlo ripartire in maniera regolare e a norma”.

Per quanto riguarda il destino dello Stir il presidente dell'Ambito territoriale ottimale per i rifiuti annuncia: “Per questo sito è previsto un eco distretto dove tratteremo la parte indifferenziate più tutte le altre frazioni dei rifiuti che vengono dalla raccolta differenziata”.

I rifiuti ammassati all'interno dello Stir non vengono ancora rimossi a causa dell'elevato costo dell'operazione. Troppe tonnellate sono state contraddistinte da un codice di rifiuti attaccati dalla combustione. Per rimuoverli servono centinaia di miglia di euro. Ma a guardare le ecoballe smassate a prima vista non sembra si tratti di rifiuti combusti. Servirebbe quindi una nuova perizia per valutare effettivamente la quantità di immondizia toccata dalle fiamme. Tutto il resto, dopo un'attenta analisi, potrebbe invece finire al termovalorizzatore.