Indagine della Dda di Roma, arrestato anche un beneventano

Ai domiciliari, per bancarotta e sequestro, Pio Taiani, 51 anni. Indagati anche altri 3

indagine della dda di roma arrestato anche un beneventano
Benevento.  

C'è anche Pio Taiani, 51 anni, di Benevento, tra le undici persone arrestate nell'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma, e della Squadra mobile, denominata ‘Dirty glass’, sfociata nell'esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Antonella Minunni e nel sequestro di quattro società in provincia di Latina.

Quattro gli indagati in carcere, altri sette ai domiciliari, oltre ad un divieto di dimora. Ventisette le persone chiamate in causa complessivamente: tra loro figurano anche una 54enne, un 34enne ed un 29enne, anche loro della città.

Difeso dall'avvocato Angelo Leone, a Taiani vengono contestate sul versante cautelare, in concorso con altri, due ipotesi di reato. La prima è relativa alla bancarotta della 'Pagliaroli vetri srl (già Pagliaroli vetri Spa fino al 3 ottobre 2014, e 'Global distribution srl' dal 27-10 2015), dichiarata fallita dal Tribunale di Benevento – la sede della società era stata trasferita nel Sanno- nel marzo del 2016. Taiani, in particolare, viene indicato come legale rappresentante dal 3 ottobre del 2014 al 27 ottobre del 2015 .

L'altro addebito riguarda invece, sempre in concorso, un presunto sequestro di due persone, sotto la minaccia di un'arma, in un capannone a Sonnino, nel maggio del 2018.

L'inchiesta, supportata dalle intercettazioni telefonicche ed ambientali, e anche dalle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, verte sul ruolo di Luciano Iannotta, 49 anni, di Latina, presidente di Confartigianato, un imprenditore molto noto. Viene indicato come il personaggio attorno al quale, sostengono gli inquirenti, si sarebbe mossa una rete di relazioni attraverso cui imprenditori della provincia di Latina ed altri di origini campane, avrebbero gestito le proprie attività commerciali realizzando profitti illeciti derivanti dall’acquisizione di asset distratti da società commerciali in dissesto, dalla turbativa di procedimenti di esecuzione e da attività di riciclaggio di proventi di attività delittuose.

Tutto ciò sarebbe stato possibile attraverso l’utilizzo sistematico di soggetti appartenenti alla pubblica amministrazione rivelatisi a disposizione degli indagati, nell’opera di acquisizione di informazioni coperte da segreto d’ufficio e strumentali a schermare le imprese da eventuali indagini di polizia giudiziaria.