Quello scontro durato anni sulle registrazioni di Pisapia

L'ex direttore amministrativo dell'Asl le aveva operate nell'abitazione paterna di De Girolamo

quello scontro durato anni sulle registrazioni di pisapia
Benevento.  

La parabola politica di Nunzia De Girolamo aveva assunto i tratti della curva discendente nel gennaio del 2014, quando aveva rassegnato le dimissioni da ministro delle Politiche agricole del governo presieduto da Enrico Letta. Un gesto compiuto perchè, aveva spiegato, non si era sentita difesa quando il suo nome era comparso sui giornali che avevano pubblicato stralci di una serie di conversazioni.

Colloqui a più voci registrati nell'abitazione paterna di De Girolamo, nell'estate del 2012, dall'ex direttore amministrativo dell'Asl, Felice Pisapia, che sono diventati il terreno fertile nel quale è stata coltivata l'ipotesi accusatoria in uno dei tre filoni – uno, quello dei mandati di pagamento, è stato definito; per l'altro, relativo alle spese legali, siamo alle richieste di rinvio a giudizio – dell'inchiesta della Procura di Benevento, all'epoca guidata da Giuseppe Maddalena, e della guardia di finanza sull'Asl.

Si tratta di registrazioni diventate il campo di battaglia di uno scontro andato avanti a lungo, con la difesa che ne ha sempre evidenziato l'inutilizzabilità. Erano contenute in pen drive e tre dvd che Pisapia aveva consegnato durante alcuni interrogatori, ma qualche mese fa sono state estrapolate, per essere nuovamente trascritte, direttamente dallo smartphone di Pisapia, che fino a quel momento non se l'era mai sentito chiedere, per valutarne la genuinità. Ore e ore di discussioni, e non solo in casa De Girolamo, dalle quali erano emerse una serie vicende racchiuse nelle accuse contestate, alcune delle quali, come l'associazione, stabilite dal gip Flavio Cusani con un'imputazione coatta.

La prima di queste storie riguarda la presunta concussione a Giovanni De Masi, dirigente dell'Unità Provveditorato. Una persona ritenuta non gradita dal punto di vista politico, che sarebbe stata 'invitata' a sospendere quattro gare già bandite e prossime alla scadenza – tra il 14 e il 26 ottobre 2011 - (cure domiciliari, trasporto infermi in emergenza, disinfestazione e derattizzazione, pulizie) e a lasciare l'incarico ricoperto. De Masi aveva chiesto il trasferimento per motivi di carattere familiare e personale, secondo la Procura sarebbe stato costretto a farlo.

Nel mirino, poi, l'istituzione nel febbraio 2013 del Psaut di San Bartolomeo in Galdo e l'eliminazione dei due Saut presenti nel Fortore, con il trasferimento del Saut di Foiano e di tutte le unità mediche del Saut di Ginestra degli Schiavoni, dove veniva lasciata solo l'ambulanza senza medico, presso lo stesso Psaut di San Bartolomeo.

C'è poi il capitolo del bar del Fatebenefratelli: la Procura ritienc he ci sarebbe stato il tentativo di costringere Fra Pietro Cicinelli, legale rappresentante del Fatebenefratelli di Benevento, “attraverso una intensificazione dei controlli da parte dei funzionari Asl sulle prestazioni sanitarie erogate, ad adottare ogni provvedimento idoneo a far rilasciare alla ditta 'Mario Liguori srl' i locali occupati, così da consentire la stipula di un nuovo contratto per la gestione del bar con Giorgia Liguori, cugina della De Girolamo”.

E ancora: nel 2010 due primari erano andati in pensione anticipata: quelli di Pneumologia e Radiologia. Una circostanza che l'allora commissario dell'Asl, Enrico Di Salvo avrebbe sfruttato per demansionare le due Unità da complesse a semplici. Un'idea evidentemente non gradita da tutti, perchè Di Salvo aveva ricevuto una visita nel corso della quale era stata espressa contrarietà alla sua decisione, in particolare per la Radiologia. Di Salvo aveva risposto che ciò non lo riguardava, poi , a detta della Procura, aveva saputo che l'obiettivo era sostenere la candidatura a primario di Giovanni Molinaro, “pur non avendo la specializzazione in Radiologia”.

Attenzione puntata, inoltre, sul tentativo di pressione ai danni di Antonio Clemente, dirigente Affari generali, che sarebbe stato costretto a non compensare le somme dovute ai medici di assistenza primaria e ai pediatri di libera scelta per la campagna vaccinale 2012 e quelle che gli stessi medici dovevano all'Asl dopo averle incassate per pazienti morti o trasferiti.