Questa mattina erano attesi in Tribunale, dal gip Gelsomina Palmieri, dinanzi al quale avrebbero dovuto confermare le dichiarazioni rese alla polizia, ma nessuno di loro si è presentato.
Il motivo? Hanno tutti lasciato lo scorso 27 settembre la struttura in provincia in cui hanno trascorso, in base alle norme anti Covid-19, le due settimane di isolamento, gli otto cittadini afgani che erano stati scovati in un tir, nel cassone frigorifero adibito al trasporto della frutta.
Era lo scorso 11 settembre quando il mezzo era stato bloccato lungo il raccordo autostradale, tra San Giorgio del Sannio e Benevento. Alla guida c'era Zhivko Dobrev, 55 anni, nazionalità georgiana, dipendente di una ditta bulgara, che era stato arrestato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
Lui, trasferito dal carcere al palazzo di giustizia, ed il suo difensore, l'avvocato Fabio Russo, erano presenti all'appuntamento, a differenza di coloro che lo avevano chiamato in causa. Ecco perchè è saltato l'incidente probatorio chiesto dalla Procura con l'obiettivo di cristallizzare le affermazioni degli stranieri.
Agli agenti avevano raccontato di aver contattato una persona di origini curde in Grecia che li aveva nascosti in un bosco per qualche giorno per poi farli salire in orario notturno a bordo dell’autoarticolato. Aggiungendo anche di aver pagato tra 2.500 e 4mila euro ciascuno per arrivare principalmente in Francia, Germania e Svizzera dove avrebbero dovuto ricongiungersi con gli altri familiari.
Dal canto suo, il 55enne, aiutato da un interprete, aveva negato di aver fatto salire gli otto cittadini afgani sul tir che conduceva, spiegando di aver scoperto che erano nel cassone solo quando si era fermato in un'area di sosta dopo aver sentito dei rumori provocati dai pugni battuti contro le pareti del mezzo. A quel punto, aveva concluso, aveva chiesto ad un automobilista, poiché non parla la lingua italiana, di avvertire le forze dell'ordine.
Una versione dei fatti offerta durante l'udienza di convalida, al termine della quale la dottoressa Palmieri aveva disposto nei suoi confronti la custodia cautelare nella casa circondariale di contrada Capodimonte.
