Due anni e 6 mesi, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici ed il risarcimento dei danni, da liquidarsi in separata sede, in favore delle parti civili, alla quali non è stata invece riconosciuta una provvisionale. E' la condanna stabilita con rito abbreviato dal gup Loredana Camerlengo per per un 54enne di Benevento, ex dipendente dell'Asl – il Pm aveva proposto 4 anni -, accusato di peculato.
Il suo difensore, l'avvocato Antonio Leone, ne aveva chiesto l'assoluzione perchè il fatto non sussiste o non costituisce reato, sostenendo che l'imputazione non era stata dimostrata, e che la perizia affidata dal giudice al commercialista Mauro Regardi aveva sì documentato le movimentazioni, senza però indicare la destinazione dei soldi.
L'addebito era relativo alle somme – 108mila euro - di cui l'uomo, secondo gli inquirenti, si sarebbe appropriato come amministratore di sostegno – tutore di alcune persone in condizioni di difficoltà o in stato di interdizione. Un ruolo svolto in decine di procedimenti fino al febbraio 2017, quando era scattata la revoca, su nomina del Tribunale di Benevento.
A luglio dello stesso anno, poi, il 54enne era stato sospeso per dodici mesi dall'esercizio del pubblico ufficio su ordine del gip Gelsomina Palmieri, che aveva adottato la misura in uno dei due tronconi, poi riuniti, di una inchiesta dei sostituti procuratori Patrizia Filomena Rosa ed Assunta Tillo, e del Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza.
Diciotto le parti offese, rappresentate, tra gli altri, dagli avvocati Roberto Pulcino, Riccardo Venditti, Cosimo Ciotta, Luigi De Rosa e Donatella Parente.
