Un uomo conteso e la gelosia: una storia di botte e processi

Assolta una donna accusata di aver minacciato e picchiato l''avversaria'.

un uomo conteso e la gelosia una storia di botte e processi
Benevento.  

Quel giorno del luglio di cinque anni fa era dovuta intervenire la polizia, evidentemente allertata da chi aveva assistito alla scena. Una scena poco edificante in pieno centro a Benevento, protagoniste due appartenenti al gentil sesso, una delle quali aveva usato le maniere forti contro l'altra. Ai suoi occhi colpevole di averle strappato l'uomo che le piaceva, con il quale era stata in precdenza.

La gelosia sullo sfondo di una storia che avrebbe potuto essere raccontata in un romanzo di appendice a puntate, uno di quei feulleiton che un tempo occupavano le pagine dei giornali, sfociata in un processo che oggi si è concluso con l'assoluzione di una delle due contendenti, accusata di minacce e lesioni. Imputata e parte civile all'epoca avevano superato la quarantina. Entrambe, insomma, non erano giovanissime, ma cosa volete che importi il dato anagrafico quando la passione sgorga senza limiti?

La nutrivano per lo stesso 'cavaliere', ciascuna di loro cullava nel suo cuore la speranza di essere la prescelta. Una ambiguità terminata quando lui aveva stretto una relazione duratura con una delle pretendenti alle sue attenzioni, scatenando la reazione dell'esclusa. Che, evidentemente, non l'aveva presa affatto bene. In precedenza era stata lei la compagna dell'agognato, ecco perchè c'era rimasta molto male quando aveva saputo del rapporto e li aveva visti insieme, ma nessuno immaginava che la rabbia accumulata potesse essere talmente tanta da spingerla a passare alle vie di fatto.

Era accaduto il 13 luglio del 2015 in piazza Cardinal Pacca, a poche centinaia di metri dal Duomo. Dopo aver incrociato la compagna dell'oggetto dei suoi desideri, l'avrebbe pesantemente minacciata, dicendole che l'avrebbe ammazzata. Poi l'avrebbe afferrata per i capelli, facendole sbattere il capo, più volte, contro il parabrezza di un'auto in sosta. Non è finita: di fronte al tentativo di difendersi della malcapitata, non aveva esitato a mordere il braccio che la poverina aveva alzato per cercare di sottrarsi ai calci ed ai pugni che le stava sferrando.

Non gravi le conseguenze per la vittima, soccorsa e medicata dai sanitari dell'ospedale Fatebenefratelli, che le avevano riscontrato traumi e contusioni su più parti del corpo ed una lesione all'avambraccio destro, quello 'azzannato'. A calmare gli animi erano stati gli agenti della Volante, che avevano avviato una indagine diretta dal sostituto procuratore Donatella Palumbo.

A seguire, la citazione a giudizio di colei che, a detta degli inquirenti, si era resa responsabile dell'episodio, sul quale è arrivata la pronuncia del giudice onorario Russo, che, come detto, l'ha assolta, così come chiesto dall'avvocato Cipriano Ficedolo, certo non dalla parte civile, rappresentata dall'avvocato Vincenzo Chielli.