Non doversi procedere per intervenuta prescrizione delle accuse di truffa aggravata e, per due di loro, di falso. E' la sentenza della Corte di appello per i sei poliziotti che il 17 ottobre del 2018 erano stati condannati dal giudice Daniela Fallarino dopo essere stati tirati in ballo, con diversi livelli di coinvolgimento, dall'indagine, diretta dal sostituto procuratore Giovanni Tartaglia Polcini e condotta dalla Digos, sui rimborsi delle spese sostenute nel 2011 nei servizi di scorta ai parlamentari.
La prescrizione è stata dichiarata, in particolare – tra parentesi la pena, sospesa, stabilita in primo grado – , per Maurizio Aloia (1 anno e 8 mesi anche per falso), Salvatore Ingaldi ( 1 anno e 6 mesi), Alessandro Melisi (1 anno e 3 mesi, anche per falso), Angelo Gatta e Toni Intorcia (per entrambi 1 anno e 2 mesi), e Nino Bruno Votto (1 anno e 1 mese).
Sono stati impegnati nella difesa gli avvocati Antonio Leone (per Votto, Gatta e Intorcia), Angelo Leone (per Melisi), Vincenzo Regardi (per Aloia) e Camillo Cancellario (per Ingaldi).
Nel mirino degli inquirenti erano finite le somme che sarebbero state incassate dopo aver presentato fatture e ricevute, ritenute false, relative ai costi sostenuti per il pernottamento ed i pasti nella Capitale – tra gli imputati c'era anche un albeergatore, poi deceduto-.
L'inchiesta era rimbalzata all'onore delle cronache il 16 aprile del 2012, quando Aloia, Ingaldi e Melisi erano stati sottoposti all'obbligo di dimora, l'albergatore a quello di presentazione alla polizia giudiziaria. Misure meno afflittive di quelle proposte dal Pm, poi revocate a distanza di una settimana dal gip Flavio Cusani, che le aveva adottate. Nessun provvedimento, invece, per gli altri, indagati a piede libero.
A dare il via all'attività investigativa erano state le differenze emerse tra le note di rimborso di alcuni agenti impegnati nelle scorte. Di qui una serie di accertamenti, anche sui telepass, che avrebbero consentito di ricostruire un meccanismo che avrebbe permesso di intascare alcune migliaia di euro non dovute.
