Lo avrebbe definito un “fiore”. Un regalo per il suo contributo all'organizzazione del cantiere; una somma di denaro con la quale, secondo la Procura, avrebbe indotto quel professionista ad omettere un atto del suo ufficio. Un atto qualificato come presunta istigazione alla corruzione, costato il rinvio a giudizio ad Antonio Leone (avvocati Angelo Leone e Franco Errico), un 52enne di Apice, chiamato in causa per una vicenda che risale al luglio del 2014.
La ricostruzione che ne hanno fatto gli inquirenti ha come punto di partenza la gara che la 'Leone costruzioni srl', di cui Antonio Leone era amministratore, era si era aggiudicata a San Nazzaro. Un appalto del Comune per la “riqualificazione, il miglioramento e la valorizzazione del sistema turistico locale e la realizzazione dell'attrezzatura per l'accoglienza”.
L'accusa sostiene che l'allora 46enne - ha sempre respinto ogni addebito - avrebbe offerto 1500 euro ad un architetto, direttore operativo dei lavori all'interno dell'Atp denominata 'Progetto ambiente e turismo', alla quale era stata assegnata la direzione, la contabilizzazione ed il coordinamento della sicurezza degli stessi lavori. In particolare, avrebbe infilato un blocchetto di banconote da 50 euro in una cartellina presente sulla scrivania del suo ufficio, e glli avrebbe riferito, come detto, che si trattava di un “fiore”, di un regalo.
La convinzione del Pm è che l'esborso del denaro sarebbe servito ad indurre l'architetto a desistere dal segnalare al direttori dei lavori, e quindi al Rup (responsabile unico del procedimento), la scadenza del tempo massimo previsto dal contratto di appalto per la consegna dei lavori, che avrebbe comportato l'applicazione della penale prevista di 600 euro per ogni giorno di ritardo. Un'offerta che il destinatario non aveva accettato, denunciando l'episodio e consegnando i soldi al Corpo forestale. Da qui l'avvio dell'inchiesta, sfociata nella decisione del Gup Vincenzo Landolfi di fissare il processo: partirà il 25 maggio del prossimo anno.
