Asl, Rossi non ha mai detto di essere asservito a De Girolamo

L'avvocato Prozzo: "L'ex dg disponibile a dimettersi ma non a venir meno alle sue funzioni"

asl rossi non ha mai detto di essere asservito a de girolamo

L'avvocato Abbate, per Ventucci: "Estraneo a qualsiasi sodalizio, legittima la delibera del Psaut a San Bartolomeo"

Benevento.  

I dubbi su un possibile rinvio, che sarebbe stato possibile, sono stati fugati in apertura dell'udienza, quando l'avvocato Angelo Leone, in sostituzione dei legali di Nunzia De Girolamo, ha comunicato la volontà dell'ex parlamentare, in isolamento dopo la positività al Coronavirus, di far proseguire regolarmente il processo. E' quello sul troncone politico dell'indagine sull'Asl, nel quale l'ex ministro è coinvolto con una richiesta di condanna, avanzata dal pm Assunta Tillo, a 8 anni e 3 mesi, contro la quale, nel precedente appuntamento in aula, si sono scagliati i suoi difensori. Via libera, dunque, alle arringhe per due imputati, di cui è stata sollecitata l'assoluzione.

. Ad 'aprire le danze', per l'ex direttore generale Michele Rossi – per lui proposta la condanna a 6 anni per concussione (a Giovanni De Masi, dirigente dell'Unità Provveditorato), associazione, tentato abuso d'ufficio (sospensione compensazioni ai medici tra i crediti vantati dall'Asl e quelli vantati dai sanitari per la campagna vaccinale del 2012), tentata concussione (Fatebenefratelli), abuso d'ufficio ((Psaut San Bartolomeo) e tentata concussione (ad Antonio Clemente, dirigente Affari generali, per le compensazioni).-, è stato l'avvocato Roberto Prozzo. Il suo intervento è andato avanti per oltre tre ore, condito, inizialmente, da una dura critica nei confronti della Procura che ha “chiesto i rinvii a giudizio per le spese legali dell'Asl – un altro filone investigativo- a sei anni e mezzo di distanza” dal dossier che lo stesso Prozzo aveva preparato all'epoca e successivamente integrato, e per la presunta “mancata attenzione nei confronti di altri episodi denunciati”.

“Non ci opponiamo all'uso delle registrazioni di Pisapia – ha affermato-, che non sono una prova di accusa contro Rossi ma la prova della sua innocenza e dell'inconsistenza delle stesse accuse. Le frasi di Rossi sono state travisate, lui non ha mai detto di essere asservito ai desideri di De Girolamo, alla quale è grato per la nomina, ma il contrario: ha rivendicato le sue prerogative di direttore generale sostenendo che non c'erano alternative e che era disponibile a dimettersi ma non a venir meno alle proprie funzioni”.

Nessun dubbio sull'addebito di associazione: “Dalle conversazioni emerge che vi sono stati solo alcuni incontri in cui si è discusso anche di questioni amministrative che potevano avere risvolti di carattere politico, ma non che sia stata creata una associazione finalizzata alla commissione di reati. Emerge solo che De Girolamo riceveva richieste da amministratori locali e/o cittadini, e le pone all'attenzione degli organi amministrativi, non che vi fosse un accordo per asservire la pubblica amministrazione. Dalle registrazioni emerge che esistevano forti divergenze all'interno dell'amministrazione, e la parte politica si preoccupava che tali divergenze impedissero una gestione efficiente del'Asl, con evidenti ricadute negative anche di carattere politico”.

E ancora: “I contrasti tra Rossi e Pisapia nascono quasi subito, nel momento in cui Rossi dispone che i pagamenti debbano essere 'allineati', così sottraendo a Pisapia il potere di decidere chi e quando deve essere pagato... Dalle registrazioni salta fuori che “vi sono forti contrasti, altro che programma criminoso, tra i soggetti che farebbero parte dell'associazione, che la gestione dell'Asl non asseconda la politica. Emerge il tentativo di Pisapia di far fuori Rossi, ripristinando il vecchio regime con Falato”.

A seguire, la discussione dell'avvocato Paolo Abbate, per l'ex direttore sanitario Gelsomino Ventucci (è rappresentato anche dall'avvocato Emilio Perugini), per il quale l'accusa ha chiesto la condanna a 2 anni e 3 mesi per associazione per delinquere, tentato abuso d'ufficio (compensazioni), abuso d'ufficio (istituzione, nel 2013, del Psaut di San Bartolomeo in Galdo) e il non doversi procedere per prescrizione per falso (dimissioni De Masi e sospensione gare) e turbativa (sospensione gare)

Il legale ha evidenziato evidenziato “l'insussistenza, a monte, del sodalizio criminoso”, rimarcando comunque “l'estraneità del Ventucci a qualsivoglia consorteria, se per avventura dovesse essere ritenuta sussistente dal Tribunale”. Un ragionamento, il suo, fondato “sul tenore delle registrazioni tra presenti effettuate da Pisapia, laddove il malcapitato Ventucci, “vaso di coccio tra vasi di ferro”, viene dipinto dagli interlocutori come una tragedia umana … uno che si mette paura pure se…, e dunque, in quanto tale, incompatibile con qualsiasi ipotesi di sodalizio criminoso: non ci si “associa” per delinquere con persone delle quali non potersi fidare e sulle quali non poter contare”.
Per quanto riguarda i due prospettati abusi d'ufficio, Abbate ha ripercorso l'iter che condusse alle odierne imputazioni e battuto sulla legittimità e liceità dell'operato del management aziendale dell'epoca; peraltro – ha proseguito - “la delibera istitutiva del Psaut di San Bartolomeo in Galdo avrebbe anche superato il vaglio di legittimità del Giudice Amministrativo, essendo a suo tempo stati respinti i ricorsi presentati dal Comune di Foiano di Val Fortore e di Ginestra degli Schiavoni”. Per entrambe le ipotesi ha in ogni caso richiamato “l'irrilevanza penale della condotta, ciò alla stregua della riforma del delitto di abuso d'ufficio del settembre 2020, nel cui ambito previsionale non poterebbero essere più ricondotte le fattispecie contestate”.

Tre le prossime udienze – quella odierna è terminata alle 15.30 -: il 12 ed il 26 novembre ed il 10 dicembre. Spazio agli avvocati Vincenzo Regardi e Claudio Botti, Vincenzo Sguera e Gaetano Coccoli, Mario Verrusio, Salvatore Verrillo e Luigi Supino, che assistono– tra parentesi le richieste del Pm- Felice Pisapia, ex direttore amministrativo ( 3 anni e 4 mesi), Luigi Barone (6 anni e 9 mesi), Arnaldo Falato (2 anni e 8 mesi), ex responsabile budgeting, Giacomo Papa (6 anni), Gelsomino Ventucci (2 anni e 3 mesi), ex direttore sanitario, e il sindaco di Airola Michele Napoletano (assoluzione, perchè il fatto non sussiste).