Latte al plutonio? Meglio bombe alla crema e docenti 'atomici'

Le polemiche sulla scuola e De Luca

latte al plutonio meglio bombe alla crema e docenti atomici
Benevento.  

“Ci hanno tolto il diritto dell'istruzione”, ha gridato una donna al microfono di una delle tantissime trasmissioni televisive che da mesi, ogni giorno, dalla mattina alla sera, ricicciano e rimpastano sempre le stesse cose, condendole dell'allarmismo necessario allo share e alla vendita della pubblicità. Avesse usato il complemento di termine – all'istruzione-, sarebbe stato meglio, ma è questa è solo una piccolissima imprecisione, dettata dalla foga, rispetto ad un tema tanto delicato e vitale come l'insegnamento e la formazione dei nostri bambini, dei nostri ragazzi: dalle scuole dell'infanzia all'università. 

E' esploso adesso che siamo alle prese con una pandemia che continua a tormentarci e lo farà chissà ancora per quanto, ma ha radici lontane. Veniamo da anni nei quali solo lo sforzo dei genitori, almeno di quelli che hanno avuto la possibilità di seguire i propri figli e di assicurare loro ogni opportunità, e di una parte dei docenti ha permesso di battere le piste delle opportunità per i più giovani, creando un inevitabile dislivello: da una parte coloro che hanno avuto ed hanno la fortuna di poter assecondare i loro sogni, dall'altra chi, invece, non ci riesce. 

Certo che è anche questione di capacità e di merito, ci mancherebbe: non siamo tutti uguali e disposti a sacrificare sui libri gli anni migliori della giovinezza. Ma un sistema efficiente, che guarda al futuro ed al mondo del lavoro, dovrebbe essere in grado di spingere ulteriormente i primi e, soprattutto, non dimenticare gli altri. In che modo? Garantendo una comune e solida base di conoscenze e l'apprendimento di tutto ciò che possa risultare utile all'inserimento nel mondo produttivo; quindi, con programmi e modalità didattiche diverse, con percorsi differenziati in base agli interessi e alle tendenze che ciascun allievo coltiva.

Vero che da questo punto di vista sono state registrate una serie di novità, ma la sensazione è che sia ancora davvero poco. Anche perchè resta irrisolta la questione di fondo: la qualità dell'insegnamento che, per fortuna con numerose eccezioni, è precipitata. La soluzione non può solo essere l'arruolamento, che finisce col diventare un'occasione di occupazione e basta, ma la selezione di coloro che salgono in cattedra per trasmettere il sapere a chi li ascolta e deve imparare. Non tutti hanno la voglia e la capacità di farlo, ed è questo, al di là delle implicazioni economiche che sono ovviamente fondamentali, l'ostacolo maggiore da superare.

Ecco perchè, mentre ci preoccupiamo legittimamente e comprensibilmente dell'assenza delle lezioni in presenza per la situazione sanitaria, e delle disparità che l'attività on line provoca, faremmo bene a non dimenticare che la differenza, in classe o attraverso lo schermo del computer, la fa la qualità della persona che è dall'altra parte. 

Vanno bene quasi tutte le proteste, per nulla la replica sferzante del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ad un'altra madre intervistata. “Dice che sua figlia piange per andare a scuola. È l'unica in Italia che piange perché non può studiare endecasillabi, forse l'unica al mondo. La mamma le dà il latte al plutonio».

Vi risparmio i commenti sul plutonio, l'elemento più usato nelle bombe nucleari. Meglio le bombe alla crema e gli insegnanti 'atomici'. Mi viene in mente il mio maestro alle elementari, frequentate a Salerno. Era severo ed esigente, incuteva timore e non perchè adottasse metodi brutali. Aveva una notevole dote: era autorevole.