La sentenza era in programma oggi, ma è slittata al 10 novembre, dopo la replica del procuratore aggiunto Giovanni Conzo anche agli argomenti esposti fino alle 14.30 dagli avvocati Pietro Romano e Dario Vannetiello. Le loro arringhe hanno chiuso la discussione del processo per le sei persone tirate in ballo, a vario titolo, da un'inchiesta della guardia di finanza di Napoli e di Montesarchio in materia di inquinamento ambientale a Sant'Agata dei Goti, nell'area della cava dismessa alla località Palmentata.
Per tutte è stata chiesta la condanna: la più pesante- 10 anni e 6 mesi e una multa di 150 mila euro - per Giovanni Izzo, 52 anni, di Sant'Agata dei Goti, legale rappresentante della 'Ecologia Unitrans', una società di trasporti e stoccaggio rifiuti. E' per la sua posizione che si sono spesi i due legali, con Romano che ha sottolineato che nella zona c'era già una discarica comunale, in parte bonificata, oggetto negli anni di numerosi sversamenti – una circostanza che a suo dire non esclude l'esistenza di immondizia ad una profondità maggiore di quella scandagliata-, e che quelli contestati non sono rifiuti pericolosi.
Dal canto suo, Vannetiello ha proposto che il Tribunale dichiari il non doversi procedere nei confronti di Izzo per “divieto di secondo giudizio”. Un tema che il legale ha sviluppato ricordando che l'imputato, "nell'ottobre del 2010, ha già patteggiato la pena di 4 anni, dinanzi al gup del Tribunale di Napoli, per aver compromesso la cava a Palmentata". Ecco perchè, ha proseguito, “alla luce di quella sentenza, in questo processo il Pm avrebbe dovuto dimostrare non che il sito è inquinato, ma ulteriori sversamenti dopo il 2010, tali da aver prodotto una ulteriore, significativa contaminazione”.
Una richiesta, il divieto di secondo giudizio, alla quale ha fatto seguire, in subordine, quella dell'applicazione della continuazione del reato, ma non della recidiva, “perchè, avendo al più inquinato una zona già compromessa, il fatto non è particolarmente grave”. Oltre a rimarcare la “sproporzione tra la pena chiesta per Izzo e quelle per gli autori degli sversamenti”, Vannetiello ha anche insistito per la revoca dell'obbligo di firma al quale è sottoposto Izzo, incrociando il no del dottore Conzo, ed ha evidenziato alcune conclusioni dei consulenti del Pm, che “hanno riferito che i rifiuti appartenevano ad un'epoca vecchia”, e che i “carotaggi sono stati effettuati fino a 7-8 metri: un dato che fa sì che non possa essere esclusa l'esistenza di una guaina che ha impedito l'inquinamento della falda acquifera”.
Oltre che per Izzo, il Pm si è espresso per le seguenti condanne: 8 anni al figlio Fabrizio, 27 anni; 2 anni e 8 mesi a Giovanni Izzo, 51 anni, 1 anno e 4 mesi ad Antonio Martino, 26 anni, due dipendenti della 'Ecologia Unitrans', anche loro santagatesi; infine, 4 mesi di arresto per Alfonso Fabbricatore, 33 anni, di Nocera Inferiore, ed Alfonso Sellitto, 53 anni, di Mercato San Severino, amministratori di due ditte, difesi dagli avvocati Antonio Panarese, Domenico Vincenzo Ferraro, Andrea Ricciardi e Aniello Feleppa.
