Due saranno giudicate con rito abbreviato, l'altra con quello ordinario. Sono le scelte operate dinanzi al gup Loredana Camerlengo dalle tre persone chiamate in causa dalle indagini dei carabinieri della Compagnia di Montesarchio su due vicende accadute tra gennaio del 2017 e febbraio del 2015.
Hanno optato per il rito abbreviato Veronica Parisio (avvocato Nazzareno Fiorenza), 38 anni, e Matteo Ventura (avvocato Marianna Febbario), 25 anni, ma non Luciano Domenico Ricci (avvocato Domenico Dello Iacono), 33 anni, tutti residenti a Ceppaloni, per i quali la decisione arriverà il 24 febbraio del prossimo anno.
Diverse le accuse, a carico di Ricci e Parisio quella di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti: 7 chili tra hashish e cocaina che i militari avevano sequestrato il 9 gennaio di tre anni fa dopo averli rinvenuti nei loculi in costruzione all'interno del cimitero di Ceppaloni. La droga era in un borsone, una busta di carta ed un recipiente di vetro; in particolare, 6 chili ed 850 grammi di hashish erano custoditi, divisi in 68 panetti, ciascuno del peso di 100 grammi, in involucri di plastica termosaldati. Nove contenitori dello stesso tipo e 6 buste contenevano, invece, 250 grammi di cocaina.
Secondo gli inquirenti, mentre un terzo uomo fungeva da palo, Ricci e Parisio avrebbero nascosto la 'roba' nelle tombe in via di realizzazione.
La storia per la quale è stato invece tirato in ballo Ventura risale al 23 febbraio del 2015. Si tratta di una rapina compiuta a San Leucio del Sannio, per la quale, a distanza di alcuni mesi, tre giovani di Benevento, arrestati all'epoca mentre si allontanavano a bordo di una Mercedes, avevano patteggiato pene da 2 anni e 2 mesi a 3 anni diannzi al giudice Maria Di Carlo.
L'accusa, rappresentata dal sostituto procuratore Assuna Tillo, ritiene che Ventura avrebbe preso parte al raid del quale erano rimasti vittime due dipendenti del locale 'Good luck' . L'attività commerciale era stata teatro, a tarda ora, di una irruzione effettuata da quattro sconosciuti con il volto coperto da foulard e muniti di una pistola scacciacani ed un coltello.
I due addetti erano stati minacciati (“Questa è una rapina”, avrebbero gridato gli autori dell'incursione per farsi consegnare denaro ed oggetti di valore), uno di loro era stato bersagliato alla testa con il calcio dell'arma. Un colpo che aveva fruttato un bottino di 700 euro, tra sigarette e soldi prelevati anche da un apparecchi cambiamonete. Questa mattina l'udienza preliminare, conclusa con il rinvio ad un ulteriore appuntamento, per la discussione e la sentenza.
