Mario e la sua tristissima storia che ha dominato il 2020

Il caso della piccola Maria, le indagini e le sentenze più importanti dell'anno

mario e la sua tristissima storia che ha dominato il 2020
Benevento.  

E' la storia che con il suo carico emozionale ha dominato l'anno che si sta chiudendo. E' quella di Mario Castellano, l'85enne che il 15 febbraio era stato trovato senza vita in un parcheggio in via Pacevecchia, di fronte al Rummo, dove l'aveva abbandonato la badante che lo accudiva da dodici anni. Mario non era sposato, di lui si occupava Pierina, 64 anni, che non gli avrebbe però riservato l'assistenza che necessitava.

Affetto da più patologie e costretto all'immobilità a letto, era molto denutrito. Il suo cuore aveva resistito fino a quando, stremato, si era fermato per sempre. Intorno alle 13 del 15 febbraio, aveva sostenuto Pierina, che aveva affermato di aver atteso almeno due ore, “perchè il suo spirito vagava per casa”, per avvolgerlo in una coperta, una trapuntina ed una tovaglia da tavola ed adagiarlo in una bacinella grande con la quale lo aveva caricato a bordo della sua Lupo, per trasportare Mario a Benevento.

Esaudendo, a suo dire, il desiderio del pensionato: essere portato al Rummo, dove era già stato ricoverato e curato, perchè lì lo avrebbero riconosciuto. Una volta arrivata nel capoluogo sannita, aveva deciso di non guadagnare l'accesso all'ospedale – questa la sua versione – nel timore che le potesse essere addebitato qualcosa. Aveva proseguito per alcuni metri, fino a quella piazzola di sosta.

Intorno alle 20 – un dato emerso dalle immagini di una telecamera visionate dalla Mobile, che l'aveva arrestata - era scesa dall'auto, aveva tirato fuori la conca ed aveva provato inizialmente ad appoggiare Mario su una panchina. Non ce l'aveva fatta, allora lo aveva lasciato sull'asfalto ed era andata via. Non prima di essersi fatta il segno della croce e di aver 'benedetto' allo stesso modo quel corpo esanime che era rimasto lì, da solo. Pierina ha scelto il rito abbreviato, sarà giudicata a maggio

L'altra vicenda è stata invece al centro di una inchiesta che si è conclusa meno di due mesi fa con un colpo di scena che ha ribaltato il quadro tratteggiato fino ad allora. Riguarda la morte di Maria, la bimba di 9 anni, rumena, che il 19 giugno del 2016 era stata rinvenuta senza vita, annegata, nella piscina di un casale a San Salvatore Telesino. Per quattro anni e mezzo sono state prospettare le ipotesi di reato di omicidio e violenza sessuale, di cui non c'è però traccia nell'avviso di chiusura dell'attività investigativa firmato dalla Procura, nel quale compaiono Daniel e la sorella, Cristina, connazionali della vittima, che da subito erano finiti nel mirino dei sospetti degli inquirenti.

Per entrambi l'addebito di abbandono di minore. L'accusa sostiene che la sera del dramma la piccola Maria era con loro a bordo della Polo con la quale Daniel era andato a prendere la sorella a Telese. Loro l'avrebbero condotta prima all'esterno del resort, poi nell'area della piscina; quindi sarebbero andati via e l'avrebbero lasciata lì, senza preoccuparsi del fatto che la bimba non sapesse nuotare e che avesse timore dell'acqua, nella quale si sarebbe immersa, perdendo la vita.

Per il rappresentante legale e il responsabile del servizio di prevenzione della struttura, invece, una ipotesi di omicidio colposo, perchè non avrebbero adottato le misure di sicurezza idonee ad evitare l'accesso alla piscina, profonda un metro e mezzo.

LE INDAGINI

Il 2020 ha fatto registrare tantissime indagini sui più svariati fronti, ma due hanno catturato in particolare l'attenzione dell'opinione pubblica perchè relative al mondo del lavoro.

La più datata, sfociata già nel processo a carico di dieci persone, era 'deflagrata' a gennaio, centrata su una truffa in materia di indennità di disoccupazione. Il lavoro della guardia di finanza aveva fatto emergere un reticolo di società, definite cartiere, che sarebbero servite da un lato per utilizzare ed emettere fatture per operazioni inesistenti e, dall'altro, adoperate per l'assunzione fittizia di personale, per consentire la percezione indebita di indennità di disoccupazione in seguito al licenziamento. Indennità “accreditate sui conti correnti accesi dai beneficiari – sono oltre un centinaio e la le loro posizioni sono state stralciate - e versate in tutto o in parte ai vertici” di una presunta associazione per delinquere.

Un modus operandi che avrebbe consentito di creare crediti fittizi di imposta da compensare con i versamenti contributivi dovuti per le false assunzioni. Costi mai sostenuti, dunque, ma così sarebbero state gettate le basi per assumere un gran numero di dipendenti, per poi licenziarli e permettere loro di percepire le indennità.

A giugno, poi, il blitz sui concorsi per l'accesso alle forze dell'ordine. L'impatto era stato fortissimo perchè i fatti contestati nella voluminosissima ordinanza di custodia cautelare – cinque persone sono a giudizio immediato, per altre tre l'indagine si è chiusa, ora tocca ai beneficiari - avevano chiamato in causa le sorti dei tantissimi che prendono parte alle selezioni con la speranza di poter indossare una divisa ed assicurarsi un'occupazione ed una retribuzione stabili.

Uno spaccato inquietante di un fenomeno duro a morire nel nostro Paese, che aveva scatenato un'ondata di rabbia riversata sui social. Conseguenza inevitabile dopo la lettura di 'scorciatoie', di piste privilegiate battute in cambio di denaro, per superare gli altri.

LE SENTENZE

Come le indagini, numerosissime le sentenze. Ad iniziare da quella del 29 gennaio, quando il gip Francesca Telaro, al termine di un rito abbreviato, aveva condannato a 30 anni Paolo Spitaletta, 51 anni, di Tocco Caudio, e a 18 anni Pierluigi Rotondi, un 31enne originario di Tocco ma domiciliato a Tufara-, accusati in concorso dell'omicidio di Valentino Improta, 26 anni, di Montesarchio, ucciso con due fucilate e rinvenuto carbonizzato, il 4 maggio 2018, in una Fiat Punto, intestata alla madre, ferma alla località Cepino di Tocco Caudio, nelle vicinanze di un'area pic-nic sul monte Taburno.

Un delitto che sarebbe stato determinato dalla paura che la vittima avrebbe generato in Spitaletta. Il 26enne era agitato perchè aveva ricevuto un avviso di garanzia nell'inchiesta sulla rapina compiuta il 10 aprile 2018 in un'abitazione a Montesarchio, cui era seguita, dopo due settimane, la morte di un 83enne che con la sorella era rimasto vittima del colpo. Un raid per il quale Spitaletta è stato condannato a 18 anni, confermati in appello, per omicidio preterintenzionale e rapina.

L'8 luglio, poi, 20 anni erano stati inflitti dal giudice Loredana Camerlengo, con rito abbreviato, a Francesco D'Angelo, il 53enne di Durazzano accusato di aver ucciso a colpi di fucile, nel pomeriggio del 31 marzo del 2019, a Durazzano, Mario Morgillo, 68 anni, e suo genero, Andrea Romano, 49 anni, entrambi casertani. Indagini in entrambi i casi firmate dai carabinieri.

Infine, lo scorso 10 dicembre, la sentenza del Tribunale per le otto persone tirate in ballo dal cosiddetto troncone politico dell'indagine sull'Asl. Tutte assolte, perchè il fatto non sussiste, dopo un processo ed una inchiesta che avevano avuto una ampia ribalta mediatica per il coinvolgimento, anche, dell'ex parlamentare Nunzia De Girolamo.