Dehors dinanzi ai locali, indagati quindici commercianti

Chiusa l'inchiesta del pm Tillo, nel corso della quale erano stati disposti 2 sequestri, annullati

dehors dinanzi ai locali indagati quindici commercianti
Benevento.  

Quindici in tutto. Sono i commercianti di Benevento chiamati in causa dall'inchiesta, ora conclusa, del sostituto procuratore Assunta Tillo e dei carabinieri del Patrimonio culturale di Napoli sui dehors, le strutture installate dinanzi ai locali nel centro storico e non solo.

Nell'elenco degli indagati figurano i titolari-legali rappresentanti delle seguenti attività: 'Paisà – via Odofredo-, 'Pizzeria romana'- Corso Garibaldi-, 'Glam Lounge Bar' - via Umberto I-, 'Caffè Chiostro'- Corso Garibaldi-, 'Caffè Le Trou'- Corso Garibaldi-, '82Cento'- Viale Principe di Napoli-, 'Bar Alhoa' - Corso Garibaldi-, 'Bar Penelope Caffè' - via Gregorio VIII-, 'Bar Babbi Cantina Caffè'- Viale Atlantici- , 'Bakery Caffè' - Corso Garibaldi-, 'Bar La Buca'- Corso Garibaldi-, 'Caffè del Corso'- Corso Garibaldi-, 'Bar Haiti'- Corso Garibaldi-, 'Bar Massimo'- via Perasso- e Antica pizzeria Palazzo'- via Posillipo-.

Si tratta di una inchiesta che, avviata nel 2018 da una segnalazione alla Soprintendenza, era rimbalzata all'onore delle cronache nel 2019, quando era stato disposto il sequestro delle strutture di otto negozi, poi annullato dal Riesame. Il lavoro investigativo era poi stato rialimentato, nell'agosto dello stesso anno, da una ulteriore verifica dei militari, dalla quale era emerso che “le strutture esterne installate negli spazi antistanti le attività commerciali”, per le quali la Soprintendenza aveva dato parere negativo, “si trovavano nelle medesime condizioni in cui erano all'epoca dei precedenti accertamenti, pur se con tende aperte o chiusure laterali rimosse”.

Da qui il nuovo sequestro nel maggio del 2020, eseguito mentre i locali erano chiusi per il lockdown, che aveva colpito 'Bar Caffè Le Trou' , 'Bar Massimo', 'Baker Caffè', 'Bar Chiostro', 'Pizzeria romana', 'Caffè del Corso' e 'Bar La buca'.

Lo aveva ordinato il gip Vincenzo Landolfi, sottolineando che gli esercizi commerciali 'incriminati' si trovano in pieno centro storico di Benevento e che “il suolo pubblico che occupano costituisce bene culturale oggetto della tutela, anche penale, prevista” da un Decreto legislativo del 2004. Inoltre, le strutture “sono state realizzate in assenza dell'autorizzazione della Soprintendenza, richiesta dal Decreto per l'esecuzione di opere e lavori di qualunque genere su beni culturali”.

Anche il secondo sequestro era però stato annullato dal Riesame, al quale le difese avevano offerto i loro argomenti, facendo notare come il 'Decreto rilancio' avesse stabilito che fino al 31 ottobre la posa in opera di strutture amovibili non è subordinata alle autorizzazioni (per beni culturali, paesaggistica). La decisione del Tribunale era poi stata confermata dalla Cassazione, che aveva dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Procura. Una vicenda scandita anche dall'interlocuzione tra gli interessati e il Comune di Benevento, al centro di una inchiesta che adesso è terminata.

Venti i giorni a disposizione degli indagati per chiedere di essere ascoltati o produrre memorie con i loro difensori: gli avvocati Antonio Leone, Vincenzo Sguera, Sergio Rando, Alberto Mignone, Mario Verrusio, Marcello D'Auria, Mario Palmieri, Fabio Palummo, Gianmarco Bosco, Mariarosaria Zamparelli, Gennaro Iannotti, Raffaele Tibaldi, Nazzareno Lanni, Rocco Leonardo Contardo e Andrea Ricciardi. Esaurita questa fase, il Pm procederà alle eventuali richieste di rinvio a giudizio.