Riceviamo e pubblichiamo:
Io sottoscritto, Morante Renato, pur condannato per un reato mai commesso (tentato omicidio) come sarà fatto rilevare nelle sedi straordinarie, ho interesse ad evitare il diffondersi da parte degli organi di stampa di notizie non vere (smentite dalla stessa presunta persona offesa) sulla mia rispettabilità nonché su quella di mia moglie e della mia famiglia. Chiedo l'immediata rettifica di quanto erroneamente dichiarato in riferimento al movente della gelosia originato da un presunto fidanzamento di mia moglie in età giovanile e prima che io la conoscessi. Fidanzamento mai avvenuto, né tantomeno qualsiasi frequentazione, così come detto ed affermato da un teste sia in sede di interrogatorio sia in un colloquio con un tale M. registrato in una intercettazione ambientale autorizzata dal PM ed operata nel suo esercizio commerciale, dove lo stesso teste precisa che non vi è stata nessuna relazione e frequentazione di alcun genere "niente di niente" precisa e continua "era una brava ragazza che sporadicamente veniva al bar per comprare i dolci". Inoltre, tali circostanze sono state smentite dagli stessi giudici, il tribunale di Benevento in questo stesso procedimento con ordinanza mai impugnata ha affermato che io non potevo essere sparatore smentendo anche il presunto movente della gelosia e del fidanzamento, ma che l'episodio doveva ricercarsi in rapporti con la criminalità organizzata.
Tali affermazioni ledono l'onore ed il decoro di una madre e sono lesive dell'immagine di una famiglia che ha sempre vissuto nel rispetto delle regole sociali, la condanna che mi è stata comminata, nonostante le enormi e plurime contraddizioni emergenti dagli atti di causa, è stata determinata da un infame testimonianza, che prima dichiara "non è stato Renato” e poi ritiene di avermi riconosciuto, nonostante l'aggressore avesse sul volto una calzamaglia e sul capo un cappello in una azione di pochissimi secondi, nonostante una prova STUB negativa, nonostante cinque prove di alibi e nonostante l'accertamento della mia presenza a casa all'arrivo della polizia nell'immediatezza del fatto.
Tutto ciò è una infamità.
Da atti di causa emerge che questa persona è un confidente delle Forze dell'ordine. In particolare, in una registrazione di colloquio avuto con il capitano dei Carabinieri Borgi riferisce di uccisione di gente di colore da parte di un tal P. R. e parla di traffici illeciti svolti da una nota famiglia del napoletano, i C. Parla della sua collaborazione e del suo ruolo avuto nell'arresto di diverse persone di spicco della criminalità. Inoltre precisa il suo fare quotidiano di munirsi di registratore per andare in giro a raccogliere notizie da dare ai carabinieri. Accusa, in un primo momento, quali autori della sua aggressione altre due persone, ma in nessun caso vengono avviate indagini per tali dichiarazioni né viene avviato procedimento a carico del dichiarante. In conclusione questo processo ha avvantaggiato un soggetto informatore dei carabinieri. Chiedo con forza che non si riportino fatti e particolari lesivi della rispettabilità della mia famiglia e che vengano rettificate le notizie divulgate in contrasto con quanto innanzi affermato.
In fede
Renato Morante
