"La Campania può vantare il triste primato di essere la regione che ha chiuso per prima ed ha riaperto, peraltro in parte anche grazie a provvedimenti giudiziari del TAR di Napoli, per ultima le scuole - scrive l'avvocato Gino De Pietro -. Possiamo affermare che la Campania è stata, per molti mesi, in una zona non definita dalla pur multicolore classificazione nazionale e che si sia da sola collocata in zona “nera”, che, come si sa, è l’assenza di colore. Tutto ciò, in verità, senza che i dati della pandemia, per la maggior parte del tempo, siano stati deteriori rispetto ad altre regioni, preferendo, anche in questo caso, la logica del chiudere tutto a quella dell’affrontare i problemi".
Nessuno deve illudersi- avverte De Pietro - "che questa lunghissima chiusura delle scuole sia passata invano e non abbia prodotti danni e conseguenze negative cui ci si dovrebbe sforzare di porre rimedio.Non solo la didattica a distanza non può mai essere, specie per certe fasce d’età, paragonabile a quella in presenza, ma, come è noto, essa ha, spesso, non solo funzionato male ma anche per meno tempo, per ragioni le più disparate, tutte, però, riconducibili all’inadeguatezza strutturale e infrastrutturale non solo del sistema scolastico ma dell’intero sistema paese (trasporti, rete internet, collegamenti…)".
Tutto ciò finirà, certamente, "per determinare un ulteriore peggioramento del livello standard di conoscenze – o competenze, come si usa oggi appellarle – dei nostri ragazzi e, nel caso specifico degli alunni campani, un aggravarsi del gap con le regioni più fortunate nella valutazione Invalsi. Ogni anno, da molti anni, viene effettuata, su incarico del Ministero da parte di una società che adotta criteri internazionali, una valutazione analitica del livello di conoscenza dei nostri studenti al termine della seconda e quinta classe della scuola primaria, dell’ultima classe della media e della seconda ed ultima classe della superiore negli insegnamenti ritenuti fondamentali (Italiano, Matematica, cui, da qualche anno, si è aggiunto l’Inglese)".
Questa ricognizione, "che confluisce annualmente in una ponderosa relazione, "contiene dati piuttosto sconfortanti per gli abitanti della Campania, collocandoli, più si procede nel corso degli studi, vari punti al di sotto degli studenti lombardi o veneti, con una differenza che, nel corso degli anni, si è andata accentuando. Se il solco si è approfondito negli anni in cui, in situazione normale, le ore di insegnamento impartite erano pressocchè uguali, la conseguenza della chiusura delle scuole campane per molti mesi determinerà senza alcun dubbio un ulteriore aggravarsi della già triste situazione che vede cittadini – benchè non adulti, e perciostesso più meritevoli di tutela perché indifesi – dello stesso paese poter contare su minori occasioni di apprendimento rispetto ad altri privilegiati rispetto a loro solo perché residenti in regioni diverse".
E’ per questo, conclude De Pietro - "che, con uno scatto di orgoglio e di dignità, bisogna, da subito, fare il possibile per recuperare le ore di insegnamento perdute dai ragazzi, prolungando l’anno scolastico almeno fino alla fine di giugno e prevedendo la riapertura delle scuole il 1 di settembre, sopprimendo per questo e il prossimo anno il maggior numero possibile di ogni festività infraannuali.Ben altro ancora dovrebbe essere messo in cantiere per ridare ai ragazzi linfa vitale e stimoli all’apprendimento, dopo un così lungo periodo di segregazione. La scuola deve tornare ad essere una vera priorità nel nostro paese se non vogliamo davvero finire in una recessione non solo economica e temporanea, ma anche strutturale e culturale permanente".
