Poco più di un anno fa la sentenza di primo grado, oggi era in programma il processo d'appello, slittato però a martedì prossimo, quando arriverà la decisione sulla questione di incompatibilità sollevata dall'avvocato Antonio Leone in relazione al collegio giudicante, perchè è lo stesso che meno di due mesi fa si è già pronunciato sul suo assistito.
Si tratta di Paolo Spitaletta, 52 anni, di Tocco Caudio, al quale il 29 gennaio del 2020 il giudice Francesca Telaro, al termine di un rito abbbreviato, aveva inflitto la pena di 30 anni per l'omicidio di Valentino Improta, 26 anni, di Montesarchio, ucciso con due fucilate e rinvenuto carbonizzato, il 4 maggio 2018, in una Fiat Punto, intestata alla madre, ferma alla località Cepino di Tocco Caudio, nelle vicinanze di un'area pic-nic sul monte Taburno.
Un delitto per il quale nella stessa occasione era stato condannato, in concorso, Pierluigi Rotondi (avvocato Cosimo Ciotta), un 32enne originario di Tocco ma domiciliato a Tufara. Disposto anche il risarcimento dei danni, da liquidarsi in separata sede, in favore delle parti civili, rappresentate dagli avvocati Federico Paolucci, Ettore Marcarelli e Angelo Santoro- per i genitori e le sorelle-, e Vincenzo Sguera, per le due compagne.
Il tema dell'incompatibilità è stato prospettato dal difensore di Spitaletta perchè l'uomo, lo scorso 18 dicembre, ha visto confermata dalla Corte di assise di appello, evidentemente nell'identica composizione odierna, la condanna a 18 anni, stabilita il 10 dicembre del 2019, per la rapina e l'omicidio preterintenzionale di Giovanni Parente, 83 anni, di Montesarchio, morto all'ospedale Rummo due settimane dopo il raid di cui il 10 aprile del 2018 era rimasto vittima, insieme alla sorella 85enne, nella sua abitazione. Un colpo per il quale era stato chiamato in causa anche Valentino Improta, che aveva ricevuto un avviso di garanzia in vista dell'autopsia dell'anziano.
Secondo il pm Assuna Tillo ed i carabinieri, il 26enne avrebbe minacciato Spitaletta di chiamarlo in correità se, nel caso in cui fosse stato arrestato, non avesse ricevuto assistenza economica per sé e la sua famiglia, anche per sostenere le spese legali per la propria difesa.
Parole che avrebbero indotto Spitaletta, nel timore che Improta potesse collaborare con la giustizia per alleggerire la sua posizione, ad organizzare, in concorso con Rotondi, l'omicidio del giovane. Facendo credere al 26enne di aver ideato un furto di rame sul Taburno, l'avrebbero attirato in trappola.
