Ho fatto un sogno bellissimo: lui non è più tra i... piedi

Tra politica e pallone

ho fatto un sogno bellissimo lui non e piu tra i piedi
Benevento.  

Era un sogno bellissimo, ma non era quello che volevo, maledizione. Mi erano venute in mente le parole che avevo sentito dalla tv, mi rimbombava nella testa quel termine – dimissioni – che da oltre un anno e mezzo speravo venisse pronunciato. Caspita, mi sono detto, finalmente ha deciso di lasciare. E' stato un flash, un attimo che ha bruciato i miei desiderata.

Perchè, a concedersi a microfoni e taccuini assiepati in un meraviglioso assembramento, non era l'allenatore dell'Inter ma il suo quasi omonimo. Sistemato dalla regia dietro un tristissimo tavolino in piazza che manco un bar di periferia, era infatti il presidente del consiglio uscente ad arringare, attraverso gli organi di informazione, i grillini.
Pochette d'ordinanza in bella mostra, il ciuffo svolazzante – che invidia - che sembra diventato il sogno proibito soprattutto delle signore attempate come il sottoscritto, Giuseppe Conte si stava rivolgendo al suo partito. Meglio: quello che ha sempre detto non essere il suo partito, sul quale, a questo punto, ha lanciato, secondo gli addetti ai lavori, un'Opa.

Amici, io ci sono e ci sarò sempre, stava dicendo al Movimento, evidentemente puntando ad assumerne la guida e ad accompagnarlo lungo un percorso che è eufemistico definire tortuoso ed ondivago. Un movimento che si è rimangiato quasi tutto nel nome del potere, passato da mai con la Lega al governo con la Lega, da mai con il partito di Bibbiano e con Renzi al governo con il Pd ed il “bullo, il cazzaro di Rignano” – espressioni care ai manganelli di una certa stampa di destra -, da mai con Draghi, il banchiere cattivo, l'uomo della macelleria sociale a.....

Ma torniamo al punto. Non era quindi Antonio Conte dell'Inter, peccato. Nutro un pregiudizio nei suoi confronti, non ne sopporto la precedente e lunga militanza nelle fila della squadra con la maglietta senza colori, il fatto che stia sulla panchina che ha ospitato il numero uno, Jose Mourinho, l'uomo delle battaglie contro i 'poteri forti' che dominano anche il calcio. Oddio, il riferimento ai poteri forti potevo e dovevo risparmiarmelo, pensando soltanto all'uso che ne era stato fatto durante la crisi politica per 'spiegare' la fine dell'esperienza governativa.

Ora c'è Mario Draghi, il cui nome richiama, per assonanza, quello del gruppo più famoso degli ultras della società di Torino. Ma Draghi, per fortuna, non c'entra alcunchè con Conte, quello pallonaro. I sabotatori cerchiamoli altrove, aveva aggiunto Giuseppi – mutuo il vocabolario trumpiano, ora diventato desueto-, senza far capire con chi ce l'avesse. Con qualche spiffero uscito dallo spogliatoio o con chi gli aveva sparigliato le carte e mostrato il cartellino rosso dell'espulsione? Magari lo sapessi, non è così.

Certo che è meglio affidare alla competenza la gestione delle emergenze, ma l'Inter non ne ha, di emergenze. Ha soltanto una storia straordinaria, e le storie, si sa, non sono uguali per tutti. C'è chi può vantarle e chi no, è la vita. Una banalità allo stato puro, come quella che i sogni, spesso, si avverano.