Usura ed estorsione, tra condanne confermate e ridotte

Processo d'appello per sette imputati, unico assolto Ivan Bertozzi, 39 anni, di Benevento

usura ed estorsione tra condanne confermate e ridotte
Benevento.  

Un'assoluzione piena, una parziale con la rideterminazione della pena, la riduzione di due condanne e la conferma di altre tre. E' la sentenza della Corte di appello per le sette persone che il Tribunale di Benevento, nel luglio del 2016, aveva condannato – un'ottava era stata assolta – perchè coinvolte nel gkiugno del 2012 nell'operazione antiusura e antiestorsione, denominata Alto contrasto, diretta dal sostituto procuratore Giovanni Tartaglia Polcini e condotta in città dalla Squadra mobile.

L'assoluzione dall'accusa di estorsione ad un imprenditore – tra parentesi la pena in primo grado - è scattata per Ivan Bertozzi (6 anni), 39 anni, difeso dall'avvocato Claudio Fusco. Ridotte le pene, dopo la scelta del concordato, a Gianni Balestrieri (avvocati Raffaele Tibaldi e Vittorio Fucci), 41 anni e Nunziante Genetiempo (avvocato Gerardo Giorgione), 58 anni: da 7 anni a 4 anni e 10 mesi.

Per Nazzareno Taddeo (avvocato Vincenzo Sguera, 59 anni, al quale erano stati inflitti 7 anni, la pena è stata fissata in 4 anni dopo l'assoluzione dallo stesso addebito di estorsione a carico di Bertozzi.

Confermate infine le condanne per Cosimo Raucci (avvocato Federica Ventorino), 49 anni – 6 anni e 6 mesi -, Patrizia Matuozzo (avvocato Giorgione), 55 anni -1 anno ( in continuazione con i 9 anni stabiliti nel 2013 e confermati in appello, per una pena complessiva di 10 anni)- e Paolo Nizza (avvocato Antonio Leone), 35 anni - 2 anni (in continuazione con i 6 anni rimediati nel 2013 e ribaditi in secondo grado, per una pena complessiva di 8 anni)-.

Due i filoni finiti all'epoca nel mirino degli inquirenti: uno relativo all'usura, con la chiamata in causa dei familiari di Cosimo Nizza, l'altro all'incasso di assegni postali e bancari clonati e falsificati. Altri cinque imputati avevano già definito la loro posizione dinanzi al gup Roberto Melone. Due di loro avevano patteggiato la pena, altri tre erano stati condannati con rito abbreviato.

Il blitz, supportato da intercettazioni telefoniche ed ambientali, era stato scandito dall’esecuzione di una serie di misure cautelari emesse dal gip Sergio Pezza. Epilogo di un'inchiesta avviata dopo l'incendio delle due auto di Genetiempo, successiva all'indagine antiusura affidata ai carabinieri, e diretta dalla Dda, rimbalzata all'onore delle cronache nel 2011.