I governi passano e non se li ricorda nessuno, un gol si

Politica e pallone, che bello

i governi passano e non se li ricorda nessuno un gol si
Benevento.  

Due certezze o quasi: il governo ed il campionato di calcio. Del primo, come dimostrano le esperienze di altre realtà, si può fare a meno anche per mesi, senza che accada alcunchè di irreparabile. Perchè la vita quotidiana va avanti comunque, perchè non c'è bisogno ogni giorno di qualcuno che abbia la pretesa di dirti cosa fare e come farlo, perchè è sufficiente – e qui sono dolori - rispettare la legge ed assecondare gli sforzi di quanti lavorano e producono per avere un Paese che funzioni.

Ma il nostro funziona? No, ecco perchè resta solo la speranza che il nuovo esecutivo che si è formato sia all'altezza della aspettative che ha generato. Erano inevitabili dopo una stagione dominata da un pressapochismo senza precedenti, dalla ribalta concessa dalla dea bendata a personaggi di difficile collocazione. Ce la farà Mario Draghi a raddrizzare la rotta?

Non lo so, non ho la palla di vetro e non appartengo al coro degli entusiasti a tutti i costi, anche se il curriculum del presidente del Consiglio, questo sì senza misteri ed 'errori', e alcune scelte fatte mi inducono ad un lieve ottimismo di partenza. Anche tenendo conto di un tavolo della politica ribaltato, con carte sparigliate e rapporti di forza che si stanno lentamente, ma costantemente, rimescolando, refluendo verso forme di rappresentanza più ordinate. Il tempo darà le sue risposte, ovviamente, nel frattempo possiamo consolarci, e non è davvero poco in una fase in cui la pandemia continua a generare paura, con il pallone.

Sono certo che a questo punto molti di coloro che stanno leggendo smetteranno di farlo. Oddio, ci risiamo con la solita solfa, si staranno dicendo. Li capisco, ma l'argomento è straordinariamente importante. Come ha scritto Sartre, il calcio è una metafora della vita. Ci fa sentire giovani anche quando non lo siamo più, è capace di suscitare emozioni indescrivibili, di farci assumere atteggiamenti improntati dall'infantilismo.

Quanti sono attraversati dalla passione per un pallone che rotola e ventidue persone che l'inseguono, augurandosi che l'arbitro non si accorga delle eventuali scorrettezze, sono consapevoli della loro condizione che li spinge ad accalorarsi più del dovuto, a maledire il destino, ad imprecare contro la sfortuna, a rivedere e magnificare, anche a distanza di anni e anni, quel gol pazzesco firmato da tizio contro caio.

Perchè i governi passano e nessuno se ne ricorda, mentre una rete che ha rischiato di far saltare il tuo cuore è impossibile dimenticarla. E gli altri, cui non importa un fico secco di ciò che capita nei campi? Si arrangino, non sanno cosa si perdono. Oppure possono tormentarsi al pensiero degli applausi dei dipendenti di Palazzo Chigi al premier uscente – una cortesia che si ripete da sempre, nell'occasione propagandata a più non posso- , magari versando una lacrimuccia. Ci sta, sia chiaro: però, per piacere, almeno non dicano che ad esagerare sono i pallonari.