Riciclaggio, dissequestro beni D'Andrea, non familiari Polizia

La decisione del Riesame per un ristoratore, ex moglie, figlio e nipote del 57enne

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Domani a Napoli il Tribunale si pronuncia sul ricorso contro ordinanza di custodia cautelare in carcere

Benevento.  

Dissequestrati dal Riesame i beni  solo di una delle quattro persone chiamate in causa, a piede libero, nell'inchiesta del procuratore aggiunto Giovanni Conzo, del sostituto Maria Gabriella Di Lauro, della Squadra mobile e della guardia di finanza per la quale lo scorso 3 febbraio è finito in carcere Salvatore Polizia (avvocato Vincenzo Sguera), 57 anni, di Benevento, già noto alle forze dell'ordine, accusato di riciclaggio ed intestazione fittizia di beni.

Il sì del Tribunale, dinanzi al quale questa mattina sono stati discussi i ricorsi, ha interessato Carmine Palmino D'Andrea (avvocato Angelo Leone), 58 anni, ristoratore. Esito negativo, invece, per Dora Guerra, 55 anni, e Gianmarco Salvatore Polizia, 24 anni, ex moglie e figlio di Salvatore – sono difesi dall'avvocato Viviana Olivieri – e per Gerardo Polizia, 39 anni, nipote dello stesso Salvatore, assistito dall'avvocato Luigi Giuliano.

Come è ampiamente noto, gli inquirenti sono convinti che Polizia avrebbe impiegato e trasferito in una serie di attività commerciali i proventi derivanti da alcuni reati, attribuendo fittiziamente la gestione e la titolarità a familiari e non solo, ai quali è stata per questo contestata l' intestazione fittizia di beni. Addebiti che Polizia aveva respinto quando era comparso , per l'interrogatorio di garanzia, dinanzi al gip Gelsomina Palmieri – domani il Riesame di Napoli si pronuncerà sul ricorso contro l'ordinanza di custodia cautelare -, sostenendo di aver acquistato i locali – pizzerie, bar e punti di ristorazone - non con i proventi derivanti da rapina, usura, estorsione e spaccio di sostanze stupefacenti, ma attraverso prestiti bancari e di amici, e cambiali.

Inoltre, aveva precisato, rispetto alle due operazioni evidenziate nel provvedimento, di aver ceduto ad un ristoratore un'attività, con locali ed attrezzature di proprietà di un'altra società, perchè non andava bene, e di aver fatto altrettanto con la seconda, passata ad un nipote che non era riuscito però a migliorarne la situazione, al punto da doverla chiudere nel 2020.