Pandemia, vaccini: stop a decisioni uguali per tutte le zone

L'intervento dell'avvocato Gino De Pietro

pandemia vaccini stop a decisioni uguali per tutte le zone
Benevento.  

Di seguito l'intervento dell'avvocato Gino De Pietro.

"I dati recenti sulla diffusione della pandemia nella nostra regione mostrano una notevole differenza tra le varie province. Benevento risulta essere il territorio meno colpito e che ha visto il più rapido miglioramento. Dall’analisi di tali dati emerge anche che il passaggio a zona arancione anche della nostra provincia dipende esclusivamente dal peggioramento della situazione in altre province talmente accentuato da non essere neutralizzato dal nostro notevole miglioramento.

Del resto la nostra è la più piccola provincia per numero di abitanti valendo meno di un ventesimo della popolazione regionale per cui i suoi risultati hanno un peso specifico piuttosto trascurabile rispetto al dato regionale, dominato dalla situazione preponderante della provincia più densamente popolata.

Ne consegue che non risponde ad alcun criterio logico, né sanitario, continuare a trattare uniformemente intere regioni quando i dati tra le varie province che le compongono sono così difformi tra loro. Se a Napoli o altrove i dati epidemiologici sono negativi, ciò non deve comportare l’adozione indifferenziata di provvedimenti restrittivi estesi a tutta la regione penalizzando province, come Benevento, che hanno dati molto positivi e tendenti ad un ulteriore miglioramento.

Se fin dall’inizio della diffusione del virus si fosse proceduto a isolare con provvedimenti mirati le ristrette zone territoriali in cui il virus si diffondeva a notevole velocità, probabilmente non saremmo il paese con i peggiori dati in Europa, sia sotto il profilo sanitario che economico. Almeno ora, dopo oltre un anno dall’inizio di questa disavventura, è il momento di effettuare delle scelte più razionali, meno emotive e anche più adeguate alle specifiche situazioni, senza fare di ogni erba un fascio".

Micro zone rosse o comunque con restrizioni sono senza dubbio preferibili a chiusure ed aperture di intere regioni che danneggiano l’economia e la vita sociale anche di territori e popolazioni nei cui confronti tali misure non sono – secondo i parametri scientifici condivisi – necessarie.

La ricognizione della situazione va effettuata differenziando le zone a livello subregionale e, quando ne ricorre il caso, anche a livello subprovinciale. Le misure restrittive, che danneggiano l’economia, il lavoro, la scuola, la vista sociale e, ormai, come spiegano psicologi e psichiatri, anche la mente delle persone, vanno calibrate e destinate solo alle situazioni in cui ciò sia davvero necessario.

L’Italia non è un paese omogeneo, sotto nessun profilo, e quasi nessuna regione, al suo interno lo è. A zone sovrappopolate si affiancano territori con popolazione molto poco densa; aggregati urbani molto estesi fanno da contraltare a territori con la popolazione fortemente disaggregata; zone montuose sono prossime a pianure costiere. Ciò fa sì che anche i dati epidemiologici differiscano sensibilmente all’interno delle stesse regioni. Come si è visto accadere in Lombardia, in Veneto, in Emilia, in Sicilia e, probabilmente anche altrove.

Bisogna andare verso la normalizzazione della vita economico-sociale dovunque ciò sia possibile e la camicia di forza regionale non è affatto adeguata a tale fine. A mio parere non lo è mai stata, ma oggi la sua inidoneità è divenuta intollerabile.

Lo sforzo maggiore va orientato ora nella direzione di somministrare rapidamente le dosi di vaccino disponibili – in particolare Astra Zeneca, la cui seconda dose di richiamo può essere assunta a distanza di tempo maggiore – e a procurarsene la massima quantità possibile imitando Israele, Gran Bretagna e USA, che ci hanno surclassato in tale percorso.

Ma su questo punto è bene ritornare in altra occasione".