Raccontano i presenti che l'imbarazzo, comprensibile, è stato davvero enorme. Non deve essere stato semplice sedersi dinanzi alla Corte di Assise, e rispondere alle domande, per i tre uomini che questa mattina sono stati ascoltati, come parti offese, nel proceso a carico di Sonia Matei (avvocato Luca Cavuoto), 45 anni, nazionalità rumena, residente a San Giorgio del Sannio, accusata di estorsione, due tentate estorsioni ed istigazione al suicidio, e di Francesco Festa (avvocati Vincenzo Sguera e Luigi Diego Perifano), 66 anni, di Benevento, che deve rispondere di favoreggiamento della prostituzione.
I tre hanno riferito di aver conosciuto l'imputata e di avere avuto con lei rapporti sessuali a pagamento. Uno di loro, un professionista, ha affermato di essersi trovato nel posto sbagliato, al momento sbagliato, quando è stato affrontato il capitolo delle presunte minacce che la donna gli avrebbe rivolto: in soldoni, se non mi dai i soldi, dico tutto a tua moglie. Ha confermato la rottura del profilattico e di essersi sentito dire da lei che poteva essere rimasta incinta. A quel punto, ha concluso, le aveva versato 1000 euro per evitare ulteriori problemi.
Diverso il comportamento delle due vittime delle presunte tentate estorsioni: un cliente aveva denunciato all'epoca la Matei, che era stata arrestata – il gip l'aveva poi rimessa subito in libertà -, l'altro avrebbe invece chiesto l'intervento di Festa, che l'avrebbe rassicurato. Secondo gli inquirenti, con l'obiettivo di allontanarla da lui, avrebbe detto alla Matei che che le avrebbe procurato altre persone. Il 19 marzo la prossima udienza, nel corso della quale saranno escussi i carabinieri, che hanno condotto l'indagine diretta dal sostituto procuratore Marcella Pizzillo.
Un'inchiesta centrata anche sulla drammatica storia di un 47enne irpino- i suoi familiari ed un'altra persona, parti civili, sono rappresentati dall'avvocato Giusepe Romano- che nell'ottobre del 2017 si era tolto la vita perchè terrorizzato dal rischio che la Matei rivelasse i loro rapporti.
