“Vóce del sén fuggita, Pòi richiamàr non vale”. Sono due versi del poeta Metastasio che spesso vengono ripetuti in relazione a coloro che si pentono di parole pronunciate senza riflettere. Un errore nel quale chiunque può incappare, come dimostrano due vicende accadute nelle ultimissime ore.
Le ripercorriamo attraverso due comunicati stampa inviati venerdì dal sindaco di Benevento, Clemente Mastella. Il primo è delle 14.02, ha come oggetto la notizia, ampiamente anticipata da Ottopagine, dell'archiviazione dell'indagine per diffamazione a carico del primo cittadino avviata dopo la querela dell'avvocato Luigi Bocchino. Il legale, in passato amministratore, l'aveva depositata nel 2018 perchè, quando si era sentito dare dell'“imbecille” da Mastella, che non aveva però pronunciato il suo nome, si era sentito offeso.
“Qualche imbecille ritiene che io abbia fatto delle scelte non confacenti e per questo ha presentato un esposto”, aveva tuonato il primo cittadino durante una conferenza stampa convocata sulla chiusura del ponte San Nicola. Una questione sulla quale Bocchino era intervenuto in precedenza, criticando la scelta dell'amministrazione, ricordando i lavori di sistemazione del viadotto eseguiti dopo l'alluvione del 2015 e auspicando, attraverso un esposto, l'intervento della Procura, per far luce sulla vicenda.
Un modus operandi che aveva scatenato la reazione di Mastella, che se l'era presa con “qualche imbecille”, senza riferimenti personali diretti. Una circostanza che spiega la decisione del Gip, adottata in linea con la richiesta della Procura, secondo la quale Bocchino avrebbe “dovuto indicare almeno due persone a conoscenza della sua denuncia, dell'offesa del sindaco e della riferibilità della stessa alla sua persona”.
Al di là di tutto e delle implicazioni giudizarie, resta l'utilizzo del termine, indubbiamente poco elegante.Del resto, è lo stesso Mastella, poco dopo, a bocciare comportamenti dello stesso tipo e a prenderne le distanze. Lo si capisce dalla seconda velina partita da Palazzo Mosti.
Sono le 14.38, in essa il sindaco esprime “solidarietà” al consigliere comunale Marcellino Aversano che nell'ultima seduta dell'assise è stato bollato da un collega d'aula, che si è poi scusato, con un epiteto tutt'altro che simpatico. Il sindaco respinge le espressioni usate “in libertà e senza tener conto della sacralità del consesso, nei confronti di Aversano”, e stigmatizza “in modo assoluto un modo improprio ed improvvido”.
Perchè, conclude, “bisogna sempre avere rispetto per le persone, bisogna rispettare le opinioni altrui, bisogna evitare atteggiamenti irriverenti ed inopportuni. È stata una cosa per tanti aspetti, che ha dimostrato un modo di fare politica che non è il mio e da cui mi dissocio”.
Come dargli torto: per quanto il rischio sia sempre in agguato, meglio stare lontani da un certo frasario. Sempre, però, e indipendentemente se siano fatti o meno i nomi. Ecco perchè, se proprio volete prendervi a male parole, fatelo pure. Ma lasciateci in pace.
