Clan Sparandeo ed estorsioni: 10 condanne

La sentenza con rito abbreviato del gup di Napoli

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Benevento.  

Tutte condannate con rito abbreviato, dal gup del Tribunale di Napoli, Lucia De Micco, le dieci persone che hanno scelto il rito abbreviato dopo essere state chiamate in causa dall'indagine della Mobile avviata dal sostituto procuratore Assunta Tillo, e poi trasmessa per competenza alla Dda, sul clan Sparandeo.

Si tratta dell'inchiesta che nel gennaio del 2020 era sfociata nell'esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare nella quale erano state contestate, a vario titolo, le accuse di associazione di stampo camorristico, associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti, estorsione.

Queste, in particolare, le condanne: 10 anni a Corrado Sparandeo, 64 anni; 8 anni a Carmine Morelli, 61 anni, di Benevento; 5 anni e 4 mesi a Carmine Longobardo, 46 anni, di Cisterna; 7 anni e 4 mesi a Vincenzo Poccetti, 47 anni, 6 anni e 8 mesi a Gabriele De Luca, 32 anni, 5 anni e 4 mesi a Luigi Coviello, 47 anni, di Benevento; 5 anni e 4 mesi a Stanislao Sparandeo, 42 anni, 6 anni e 8 mesi ad Arturo Sparandeo, 38 anni; 5 anni e 4 mesi a Luigi Giannini, 48 anni, di Pomigliano d'Arco, e Vincenzo Mari, 46 anni, di Benevento.

Il giudice ha assolto Stanislao Sparandeo, Coviello, De Luca e Mari dall'addebito di associazione per delinquere di stampo camorristico e da quello di associazione finalizzata allo spaccio di stupefacenti Arturo e Corrado Sparandeo, De Luca, Poccetti e Morelli.

Nel novembre dello scorso anno il pm Luigi Landolfi aveva chiesto l'assoluzione di Mari e le condanne degli altri, proponendo le seguenti pene: 20 anni a Corrado Sparandeo, 18 anni a Morelli, 15 anni a Longobardo, 14 anni a Poccetti, De Luca e Coviello; 12 anni a Stanislao Sparandeo e Arturo Sparande; 10 anni a Giannini.

Sono stati impegnati nella difesa gli avvocati Antonio Leone (per Morelli, Poccetti, De Luca, Stanislao Sparandeo e Mari), Gerardo Giorgione (per Corrado e Stanislao Sparandeo, Coviello) Vincenzo Sguera (per Corrado e Arturo Sparandeo), Domenico Dello Iacono (per Morelli Arturo Sparandeo), Michele Sanseverino e Isidoro Spiezia, per Giannini e Longobardo.

Come più volte ricordato, l'indagine, iniziata nel 2016 dalla dottoressa Tillo, aveva puntato il mirino sulla campagna elettorale per le elezioni comunali a Benevento nel giugno del 2016. Un'inchiesta supportata da intercettazioni telefoniche ed ambientali (e dalle dichiarazioni di nuovi collaboratori di giustizia), che avrebbe fatto emergere fatti per i quali non erano state formulate delle specifiche contestazioni di reato, aveva scritto il Gip, che aveva però ritenuto rilevanti alcune conversazioni perchè dimostrerebbero il presunto “tentativo di inquinare il voto” da parte di Corrado Sparandeo, che avrebbe “sponsorizzato diversi candidati, indipendentemente dal partito di appartenenza, veicolando i voti in loro favore”. In questo modo avrebbe rafforzato “i legami con esponenti del mondo imprenditoriale locale nonchè della politica”.

Un clan che, “avvalendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva”, avrebbe gestito illecitamente le aree di parcheggio nei pressi dello stadio, ed avrebbe riservato le proprie pretese a due imprenditori, ai quali sarebbe stato imposto il pagamento di una tangente. Il titolare di una impresa che stava realizzando degli immobili nella zona di via dei Mulini sarebbe stato costretto tra il 2014 ed il 2018 a sborsare 34mila euro in più tranche, “per regolarizzarsi” ed evitare problemi e minacce.

L'altro, nell'ottobre del 2017, 'invitato' a “mettersi a posto”, avrebbe tirato fuori 150 euro per le persone di “mezzo la strada”. Un capitolo riguarda l'incendio che a Foglianise, nel luglio 2017, aveva danneggiato la Golf del contabile di una società, ad esso si aggiunge quello dello spaccio di sostanze stupefacenti, corroborato dai rapporti con due clan napoletani che avrebbero permesso l'acquisto ed il trasporto della droga da piazzare sul mercato beneventano.