Diciotto anni al Fatebenefratelli, altrettanti al Rummo, dove da domani non sarà più possibile trovarlo in corsia, in sala operatoria e in ambulatorio. Non deve essere stato semplice per il dottore Pasquale Zagarese, storico responsabile dell'Unità di Senologia dell'ospedale, decidere di lasciare con motivazioni evidentemente sedimentate anche nella delusione, e non per aver raggiunto i limiti d'età.
Continuerà a lavorare altrove, al centro Ditar: insomma ,la pensione è ancora di là da venire per quel camice verde che ha ridato speranza a migliaia di donne, che le ha aiutate a combattere e superare la difficilissima battaglia contro il cancro al seno. Professionista a tutto tondo, Zagarese incarna l'idea di medico che ciascun paziente desidera incrociare lungo il difficile percorso della malattia.
Alla competenza, raccontata dagli innumerevoli interventi eseguiti, dalle diagnosi poste, ha sempre abbinato una umanità ed una capacità di comprensione encomiabili. Sempre disponibile all'ascolto, mai attraversato dalla presunzione, il dottore Zagarese è stato l'artefice della realizzazione della 'Breast Unit', alla quale ha dedicato tutti i suoi sforzi, facendola diventare un costante punto di riferimento, un approdo sicuro nel mare dell'incubo del tumore alla mammella. Una esperienza condivisa con colleghi altrettanto bravi, che ha assicurato livelli di qualità nelle prestazioni offerte.
La prevenzione come chiodo fisso piantato in ogni possibile occasione, Zagarese non ha mai lesinato il suo impegno nel sociale, dedicandosi agli altri anche al di fuori della struttura sanitaria. E' una bandiera dell'Unitalsi, note le sue profonde convinzioni religiose, che nello scorso gennaio lo hanno spinto ad offrire il suo contributo alle attività dell’ambulatorio medico della Caritas Diocesana “San Giovanni di Dio”. Perchè, citando Sant'Agostino, aveva spiegato che, “dopo tanto aver ricevuto: la vita, la salute, il benessere, il lavoro”, era arrivato “il momento di ri-dare, almeno, per quel che potrò, quale segno di gratitudine al Buon Dio e ai tanti familiari e amici che mi hanno aiutato”. Ma la gratitudine, si sa, come il riconoscimento di quanto è stato fatto, non è da tutti.
