E' in programma giovedì prossimo dinanzi al gup del Tribunale di Reggio Calabria l'udienza preliminare a carico delle venti persone coinvolte nell'inchiesta, diretta dalla Dda reggina, che nel febbraio dello scorso anno aveva investito anche la nostra provincia. Nel mirino degli inquirenti, come si ricorderà, era finito un giro di cocaina ed eroina tra Stati Uniti e Calabria, passando per il Sannio. La prima da acquistare alle Bahamas o in Guyana e da spedire in Italia, l'altra da comprare nel nostro Paese per venderla negli States. New York, Gioiosa Jonica e Montefalcone di Valfortore le tappe della triangolazione. Droga nascosta in carichi di copertura di frutta fresca o carbone, piazzata sull'asse costruito tra due gruppi, sui rapporti tra esponenti legati alla famiglia Gambino, “storicamente considerata la più grande e potente di Cosa nostra” negli Usa, e la 'ndrina Ursino. Nel mezzo “una cellula collegata con gli americani ed i calabresi sedente nel beneventano”. Diciotto i fermi (altri sette oltroceano) eseguiti all'epoca delle Squadre mobili reggina e beneventana, dello Sco (Servizio centrale operativo della Polizia) e dell'Fbi. “New bridge” il nome dato al blitz. In calce al decreto la firma dal Procuratore Federico Cafiero de Raho, dall'aggiunto Nicola Gratteri e dal sostituto Paolo Sirleo. Un'inchiesta che si è ora conclusa, nella quale sono state chiamate in causa venti persone (altre posizioni sono trattate in procedimenti separati). Tra i destinatari della richiesta di rinvio a giudizio figurano, sul versante sannita, Carlo Brillante, 50 anni; Daniele Cavoto, 29 anni, Andrea Memmolo, 29 anni, Raffaele Valente (domiciliato a New York), 44 anni, tutti di Montefalcone di Valfortore, centro nel quale aveva il suo domicilio anche Francesco Vonella, 28 anni, residente in provincia di Catanzaro. E ancora: Antonino Francesco Tamburello, 46 anni, origini trapanesi, residente a Castelfranco in Miscano, ed Eugenio Ignelzi, 39 anni, di Ginestra degli Schiavoni. Tra gli altri imputati – quasi tutti calabresi - spicca il nome di Francesco Ursino, 33 anni, ritenuto a capo dell'omonima cosca di Gioiosa Ionica. Per tutti, a vario titolo (promotori o partecipi) l'ipotesi di reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, con le aggravanti della natura transanazionale del reato, del numero dei soggetti coinvolti e della finalità di agevolare l'organizzazione 'ndranghetistica. Per Brillante, Cavoto, Memmolo, Valente e Vonella anche l'accusa di associazione di stampo mafioso. Una presunta organizzazione che avrebbe operato a Montefalcone e zone limitrofe, accreditata di “una forza di intimidazione” e di interessi in più settori. A Montefalcone gli investigatori, impegnati a ricostruire i movimenti tra Stati Uniti ed Italia, erano giunti partendo da una conversazione, intercettata nel gennaio 2013, tra un intermediario ed alcuni indagati. Si parla di una nave che sarebbe dovuta salpare di lì a breve: per la Dda è il riferimento alla spedizione di cocaina. Attenzione puntata, poi, sull'arrivo nel nostro Paese, dopo essere stato espulso dagli Usa, perchè indesiderato, di Tamburello, che sarebbe stato affidato al gruppo sannita, che gli avrebbe offerto a Montefalcone vitto, alloggio e persone dotate di auto. Tamburello, sostiene l'accusa, avrebbe operato per incrementare i rapporti tra statunitensi e beneventani e creare un raccordo con i calabresi. Un gruppo, quello che l'inchiesta ritiene di aver scoperto nel Sannio, con sede nel bar di Carlo Brillante, ritenuto il promotore, zio di Valente. Sono impegnati nella difesa, tra gli altri, gli avvocati Sergio Rando, Vincenzo Sguera, Antonio Pio Morcone, Stanislao Lucarelli, Mario Verrusio, Mauro Valentino, Manuela Valente.
di Enzo Spiezia
