L'attesa è tutta per la decisione che assumerà il magistrato di Sorveglianza di Avellino sulla base della relazione redatta dai medici della casa circondariale di Benevento. Lo hanno visitato per accertare le sue condizioni fisiche e valutare la loro compatibilità con la detenzione. Quella alla quale è soggetto da un mese e mezzo un ultranovantenne di San Leucio del Sannio.
Cardiopatico, è affetto da una forma ansioso-depressiva ed ha problemi di deambulazione che lo costringono spesso sulla sedia a rotelle. E' ospite dell'infermeria e non di una cella della struttura di contrada Capodimonte: non potrebbe essere diversamente per lo stato di salute e l'età particolarmente avanzata. Un mix che ne fa un detenuto oltremodo speciale con un conto di otto anni da saldare con la giustizia. Otto anni, subiti per una storia di abusi sessuali che risale a quindici anni fa. Il suo attuale legale, l'avvocato Eugenio Capossela, lo ha incontrato anche nelle ultime ore per cercare di tranquillizzarlo e trasmettergli la fiducia che il giudice accolga l'istanza presentata.
Con un provvedimento inevitabilmente temporaneo che, nelle more della pronuncia del Tribunale di Napoli, che dovrà però fissare – chissà quando lo farà - un'udienza con la comparizione delle parti, differisca l'esecuzione della pena, magari con la concessione dei domiciliari. Si tratta di un caso, per molti versi emblematico della situazione nella quale versa il nostro Paese, che Ottopagine sta seguendo dallo scorso 23 giugno, quando l'anziano era stato arrestato dalla Squadra mobile su ordine della Procura generale partenopea.
Quella mattina il pensionato si era trovato in casa i poliziotti. Credeva di essersi messo definitivamente alle spalle quel brutto capitolo della sua avventurosa esistenza, trascorsa lavorando in mezza Europa. Non era così, purtroppo per lui. Comprensibilmente meravigliato, era rimasto di stucco quando gli avevano spiegato come la condanna a suo carico fosse diventata nel frattempo definitiva. Passata in giudicato, dopo il mancato ricorso in Cassazione contro la sentenza con la quale nel gennaio 2013 la Corte di Appello, ribaltando completamente il verdetto del Tribunale sannita (novembre 2006), che lo aveva assolto perchè il fatto non sussiste, gli aveva inflitto, appunto, otto anni. Identico il destino riservato in quella occasione anche ad altri tre imputati: nove anni per i genitori della piccola di sette anni che sarebbe stata abusata, otto per l'altro. Sulle loro posizioni la Suprema Corte si esprimerà però ad ottobre.
Tutti si sono sempre detti estranei alle pesantissime accuse che ne avevano determinato il coinvolgimento in un'indagine, diretta dal sostituto Giovanna Pacifico, all'epoca in servizio presso la Procura di Benevento, condotta dalla Squadra mobile su una vicenda che si sarebbe svolta tra il 2000 ed il 2001. Nel corso dell'inchiesta il Tribunale per i minori aveva allontanato alcune bimbe dalle rispettive famiglie, erano seguite polemiche e proteste cessate soltanto quando l'atto era stato revocato. Dal momento in cui ha varcato la porta del carcere, l'anziano non ha fatto altro che lanciare il suo disperato appello. “Non voglio morire qui, non voglio che i miei giorni si concludano così”, continua a ripetere. Sperando che qualcuno raccolga le sue parole.
Enzo Spiezia
