L'episodio risale alla vigilia di Natale. Quando due bossoli le sono stati recapitati presso l'abitazione di Roma. E' il 'messaggio' di stampo intimidatorio spedito alla parlamentare Nunzia De Girolamo, attuale capogruppo alla Camera del Nuovo centrodestra, ex ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali del governo Letta. I proiettili erano custoditi in una busta arrivata con la normale corrispondenza all'indirizzo privato della deputata nella Capitale. Il plico è stato preso in consegna dagli agenti della scorta di De Girolamo, che hanno allertato la Questura di Roma. Un episodio sul quale ora indaga la Digos, che allunga ulteriormente una lista di ‘avvertimenti’ dello stesso tenore che nella nostra provincia hanno riguardato rappresentanti del mondo della politica, magistrati, amministratori, imprenditori. L'ultimo della serie ha chiuso un anno che per De Girolamo è stato scandito dalle dimissioni da responsabile del Dicastero di via XX Settembre, un incarico assunto nell'aprile 2013. Nove mesi più tardi – il 26 gennaio 2014 – la decisione di lasciare, dopo le polemiche scatenate dalla pubblicazione di alcuni stralci di conversazioni registrate dall'ex direttore amministrativo dell'Asl Felice Pisapia, relativi a due incontri, avvenuti nell'estate 2012 nell'abitazione del padre, tra l'allora parlamentare Pdl, due suoi collaboratori e il management dell'Azienda sanitaria al completo. Colloqui nel corso dei quali erano stati affrontati alcuni temi poi finiti al centro dell'inchiesta che Procura e Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza stanno conducendo sull’Asl: appalto per il 118, dislocazione di Saut e Psaut nel Fortore, i rapporti con le strutture convenzionate, la storia del bar del Fatebenefratelli. Intervenendo alla Camera, il ministro aveva respinto qualsiasi sospetto sul suo conto, rispedendo al mittente l'ipotesi di aver condizionato l'attività dell'Asl; spiegando la motivazione di quelle riunioni con le condizioni fisiche dell'epoca e rilanciando la tesi di un complotto ai suoi danni. A distanza di nove giorni, poi, le dimissioni. “L'ho deciso per la mia dignità – aveva spiegato in una nota -: è la cosa più importante che ho e la voglio salvaguardare a qualunque costo. Ho deciso di lasciare un ministero e di lasciare un governo perchè la mia dignità vale più di tutto questo ed è stata offesa da chi sa che non ho fatto nulla e avrebbe dovuto spiegare perchè era suo dovere prima morale e poi politico. Non posso restare in un governo che non ha difeso la mia onorabilità». A marzo gli avvocati Angelo Leone e Gaetano Pecorella avevano depositato in Procura un esposto contro le registrazioni di Pisapia, definite “illecite ed inutilizzabili perchè in violazione della privacy”; all'inizio di luglio, infine, l'avviso di proroga delle indagini aveva certificato anche la sua chiamata in causa nell'inchiesta. “In coscienza, mi ritengo estranea a tutti i reati oggetto del procedimento – aveva commentato all'epoca-. Comunque, dichiaro la mia piena disponibilità a fornire ogni chiarimento alla Procura della Repubblica, se sarà ritenuto utile. Spero, soprattutto, che i Pubblici Ministeri facciano luce al più presto su questa vicenda nella quale sono sicuramente persona offesa dei reati”.
Enzo Spiezia
