Una consulenza sui telefonini della vittima e dell'indagato. L'ha disposta il pm Maria Dolores De Gaudio, che oggi ha affidato l'incarico al tecnico informaticio Odorisio Gallo, nell'inchiesta dei carabinieri sul tentato femminicidio aggravato di Giulia, 46 anni, lo scorso 2 febbraio ferita gravemente a Paduli, ma non più in pericolo di vita, a colpi di fucile dal marito Valentino, 28 anni, vigilante.
Difeso dall'avvocato Angelo Leone, è rimasto in carcere dopo la convalida, nel corso della quale aveva fornito una motivazione del gesto. Ero arrabbiato, ma non volevo ucciderla. E la separazione non c'entra nulla, aveva detto al gip Maria Di Carlo.
Aveva ricordato di aver lasciato la moglie – è assistita dall'avvocato Camilla Minicozzi - un paio di anni fa e di avere ora una relazione soddisfacente con un'altra donna, precisando che la notifica del ricorso, avvenuta il sabato precedente, non lo aveva turbato. Al punto da contattare il legale che l'aveva curato per chiedere dei chiarimenti. E allora, perchè le tre fucilate?
Il 38enne aveva affermato che il figlio più grande era stato con lui il fine settimana, e che la domenica entrambi avevano cercato, inutilmente, di telefonare a Giulia. Obiettivo: recuperare dalla Fiat Panda della donna lo zaino con i libri del minore, che, non avendoli avuti a disposizione, il lunedì non era andato a scuola. Ecco perchè, a suo dire, dopo aver cercato Giulia sul luogo di lavoro, l'aveva raggiunta a contrada Femmina Arsa, dove sorge la casa nella quale abitava prima della rottura del rapporto e del rientro a Pago Veiano, il centro del quale è originario.
Restando nella sua Opel Meriva – aveva proseguito – aveva chiesto a Giulia lo zaino e la ragione delle mancate risposte alle chiamate. Lei gli avrebbe detto di andar via, altrimenti avrebbe preso l'accetta, e a quel punto Valentino aveva fatto fuoco. Giulia, che stava entrando nella Panda, si era rifugiata in casa, sanguinante, e aveva dato l'allarme, chiedendo avuto ad una familiare.
E quando gli era stato domandato perchè avesse con sé il fucile, il 38enne aveva replicato che se l'era portato dietro perchè era contraraiato per alcune circostanze sulla gestione dei figli riportate nel ricorso, di cui non era a conoscenza, e di cui avrebbe voluto chiedere conto a Giulia. Non volevo ucciderla, aveva insistito Valentino che, dopo aver sparato, ed in atesa dei crabinieri, aveva aveva inviato un messaggio vocale ad un congiunto, e con la voce rotta dal pianto gli aveva detto di aver fatto la cazzata più grande della sua vita.
