Il tempo di dare un'occhiata al titolo, inevitabilmente riassuntivo, ed 'entrano in azione'. Non hanno bisogno di leggere per cercare di capire, capiscono immediatamente: meglio, credono di averlo fatto. Il rigurgito arriva dal profondo, il rumore è inconfondibile, si diffonde in quelle fogne che sono diventate i social, un autentico sversatoio nel quale refluiscono rancori, invidie, un'idea di giustizia lontana migliaia di anni luce dai valori che ispirano uno Stato di diritto.
Le indagini preliminari? Inutili. I processi? E a che servono? Ci pensano loro, quelli del #noncelovoglionofarsapere, a trarre le conclusioni, ad emettere le 'sentenze'. Sono convinti di saperla più lunga degli altri, svelenano su tutti, invocano il ricorso a 'mezzi rapidi', a forme di 'giustizia' approssimativa, la presunzione di non colpevolezza esiste, ma solo per loro. Non è colpa loro: sono l'effetto di un clima che incombe da trent'anni e più, alimentato da personaggi dell'informazione e della politica che continuano ad inquinare i pozzi. Ovviamente, quelli dei loro nemici, perchè per quelli degli amici scatta la bonifica preventiva, che serve a diluire il liquame nel caso in cui dovesse sfiorarli. Facile puntare il dito, facile abbandonarsi ad offese e calunnie.
L'ultimo esempio di questo clima arriva dal parallelismo tra la vicenda di don Nicola De Blasio e l'inchiesta su Gennaro Santamaria. La domanda sorge spontanea: che c'azzecca quella storia, dolorosa, con l'attuale indagine, e che c'azzecca, in tutto questo, Angelo Moretti? Don Nicola ha sbagliato ed ha scontato la sua pena, il capitolo relativo alle somme che gli erano state sequestrate è stato archiviato da tempo. Con la restituzione all'Arcidiocesi, come raccontato da Ottopagine nel febbraio 2023, di 68mila euro - il 40% della cifra che gli era stata sequestrate e poi dissequestrata due volte - sulla scorta di un scrittura privata nella quale era stato dato conto della volontà dell'ex direttore della Caritas, espressa fin dall'agosto del 2022, di riversare la somma, e con la remissione della querela nei suoi confronti per appropriazione indebita.
Dunque, nessun tipo di accostamento alla posizione di una persona, Santamaria, che non ha ancora subito un processo che dovrà accertare la compiutezza degli addebiti mossi contro di lui. Ecco perchè la velina di Ndc è, secondo il nostro modestissimo avviso, una scivolata di pessimo gusto, arriva da un partito il cui leader, Clemente Mastella, ha sempre aborrito le manganellate giustizialiste e manettare inferte senza neanche la celebrazione di un giudizio. La verità è che la speculazione politica di una inchiesta giudiziaria fa soltanto schifo.
