E' morta per avvelenamento da funghi dopo aver mangiato un risotto

Benevento. Le conclusioni dell'autopsia della 78enne di Paduli deceduta al Fatebenefratelli

e morta per avvelenamento da funghi dopo aver mangiato un risotto
Benevento.  

La morte è stata determinata "da una insufficienza epatica acuta fulminante, con ogni probabilità causata da un avvelenamento da funghi". E' la conclusione alla quale è giunta il medico legale Francesca Iannaccone, che ha eseguito, su incarico del pm Chiara Maria Marcaccio, l'autopsia della 78enne di Paduli deceduta il 12 settembre 2025 al Fatebenefratelli.

Nei giorni scorsi il deposito dell'esame, con un avviso nel quale compaiono, come indagati, i due titolari del ristorante in Valle Telesina nella quale la malcapitata il 30 agosto aveva partecipato ad un pranzo sociale organizzato dal centro polivalente di Paduli. Poiché non gradiva il menù a base di pesce, avrebbe chiesto un risotto ai funghi al posto di quello alla pescatora.

Tornata a casa, dal giorno successivo aveva accusato dei disturbi gastrici lievi, era andata dal medico di base che le aveva pres,critto alcune analisi e dei farmaci per il mal di stomaco. La situazione non era migluiorara, per questo il 6 settembre era stata accompagnta al Fatebenefratelli, dove era stata dimessa con la diagnosi di una patologia oncologica al pancreas, con una visita fissata per il 25 settembre. Vista la gravità della diagnosi, la visita era stata anticipata all'8 settembre, poi il ricovero ed una serie di accertamenti. La paziente era andata in coma, la rapida evoluzione del suo stato aveva indotto un oncologo  a segnalare alla Direzione sanitaria dell'ospedale il sospetto di un avvelenamento alimentare da funghi e a chiedere un riscontro diagnostico. Da qui l'interessamento della Procura, che aveva fissato l'autopsia, per la quale la figlia della vittima, assistita dall'avvocato Domenico Vessichelli, aveva nominato come consulente il medico legale Monica Fonzo.

Quanto ai medici che avevano avuto in cura la pensionata, Iannaccone sostiene che che “sebbene, nel caso in esame, si possa sicuramente segnalare una condotta negligente nell'approccio alla situazione complessiva, il lasso temporale trascorso tra l’ingestione dei funghi e il ricorso a cure mediche (4 giorni circa per il medico curante, 6 per l’accesso in Pronto Soccorso) non permette di asserire, perlomeno non secondo l’elevato standard probatorio richiesto in ambito penalistico (nel quale vige la regola “dell’oltre ogni ragionevole dubbio” che una diversa condotta avrebbe impedito il decesso”.