Duecentonovantaquattro persone chiamate in causa - sei sono nel frattempo decedute-, 29 delle quali residenti a Benevento ed in alcuni centri del Sannio. Sono i numeri dell'indagine della Procura e della guardia di finanza di Salerno su un presunto sistema di frodi ai danni dello Stato nel settore degli incentivi per interventi edilizi: Bonus facciate, Superbonus 110%, Ecobonus e Sismabonus.
Nel provvedimento con il quale è stato ordinato il sequestro preventivo per un valore complessivo di circa 160 milioni di euro compaiono un 37enne di Paduli, una 29enne di Torrecuso, una 55enne di Benevento, una 32enne di Sant'Angelo a Cupolo, un 50enne di Pietrelcina, un 58enne di Benevento, un 58enne di Apice, un 39enne di San Giorgio del Sannio, un 58enne di Pietrelcina, una 56enne di Benevento, un 61enne, un 56enne ed un 36enne di Benevento, un 62enne di Montesarchio, un 45enne di Amorosi, un 55enne di Arpaia,. una 46enne di Apice, un 54enne di Benevento, una 60enne di Benevento e una 66enne di Montesarchio, un 57enne di Benevento, un 57enne di Paduli, una 28enne di San Giorgio del Sannio e una 25enne di Pago Veiano, un 67enne ed un 38enne di Montesarchio, un 52enne di Apice, un 31enne di Benevento ed una 44enne di Apice, difesi, tra gli altri, dagli avvocati Daniele Cella, Fabio Ficedolo e Gerardo Giorgione.
Le indagini: due organizzazioni criminali e 80 società fantasma
Nel comunicato diramato dalla Finanza si spiega che "il provvedimento ha riguardato oltre 240 indagati tra persone fisiche e giuridiche distribuiti su dieci regioni: Campania, Lazio, Basilicata, Sicilia, Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia, Piemonte, Puglia e Veneto. Per 9 di loro sono in programma anche i primi interrogatori. Secondo la ricostruzione investigativa, il meccanismo fraudolento faceva perno su due organizzazioni criminali con base nella provincia di Salerno, alle quali avrebbero preso parte attiva professionisti e imprenditori. Il sistema si sarebbe avvalso di oltre 80 società, quasi tutte risultate fittizie - le cosiddette "società cartiere", prive di sede operativa, dipendenti e struttura imprenditoriale reale - che avrebbero documentato fittiziamente interventi milionari di riqualificazione edilizia su circa 200 immobili in tutta Italia, lavori in realtà mai eseguiti.
Tra gli immobili individuati figurano sia proprietà dirette degli indagati sia beni appartenenti a persone estranee ai fatti, tra cui privati cittadini e Comuni.
Il ruolo dei professionisti contabili
Determinante per la riuscita dello schema fraudolento sarebbe stato il contributo di due professionisti contabili, promotori delle associazioni a delinquere ipotizzate. Questi avrebbero dapprima costituito le società fittizie assumendone cariche e amministrazione di fatto, e successivamente avrebbero sfruttato l'accesso alla piattaforma "cessione crediti" dell'Agenzia delle Entrate per trasmettere comunicazioni che hanno consentito di generare milioni di euro in crediti fiscali fittizi nei cassetti tributari delle società formalmente indicate come esecutrici dei lavori. I crediti così creati sarebbero stati in parte monetizzati mediante cessione ad altre società ignare, in parte utilizzati in compensazione da società compiacenti per il pagamento di imposte effettivamente dovute, con un doppio danno per l'erario.
Bancarotta, riciclaggio e trasferimenti verso l'estero
Nel corso delle indagini la Procura ha ottenuto anche la liquidazione giudiziale di una società operante nel salernitano, utilizzata per plurimi reati di bancarotta fraudolenta, riciclaggio e autoriciclaggio, nonché per la generazione di crediti fittizi. Tale società avrebbe intrattenuto rapporti con ulteriori soggetti per l'emissione sistematica di fatture per operazioni inesistenti per oltre 335 milioni di euro. La ricostruzione dei flussi finanziari illeciti ha permesso di ipotizzare reati di riciclaggio e autoriciclaggio per un valore complessivo di circa 17 milioni di euro, in alcuni casi realizzati attraverso trasferimenti di denaro verso l'estero, in particolare verso Cina, India e Pakistan.
Metodologie investigative
Le indagini, particolarmente complesse per l'elevato numero di soggetti coinvolti e per la diffusione del fenomeno sull'intero territorio nazionale, hanno integrato approfondimenti documentali, fiscali e contabili con metodologie investigative tradizionali e strumenti tecnologicamente avanzati: appostamenti e pedinamenti, intercettazioni telefoniche e ambientali, analisi dei tabulati telefonici, analisi forense di dispositivi informatici, tracciamento di indirizzi IP e ricostruzione dei flussi telematici".
