Un anno fa il dramma, oggi un gesto per ricordarlo. L'hanno compiuto la moglie ed il figlio di Carmine Griffone, di Benevento, 55 anni, un vigilante della Devi Security, che hanno deposto un mazzo di fiori nei pressi del cancello che, uscito dai binari, lo aveva, secondo i suoi cari, travolto.
Era senza vita sotto quel manufatto, peraltro ancora sotto sequestro ed in attesa degli accertamenti sollecitati dai familiari e dai loro legali. Carmine stava svolgendo il suo turno di servizio presso il deposito della Metrocampania Nord est, ad Apollosa, la sua morte è al centro di una inchiesta che, come anticipato da Ottopagine, ha chiamato in causa il rappresentante legale dell'Ente autonomo Volturno e l'amministratore della società di cui era dipendente. Un'inchiesta di cui il pm Olimpia Anzalone ha chiesto l'archiviazione sulla scorta delle conclusioni del medico legale Emilio D'Oro, che aveva eseguito l'autopsia, perchè la morte non è stata causata da “fattori di natura traumatica ma da una insufficienza cardiaca acuta /morte improvvisa da aritmia cardiaca maligna in soggetto affetto da cardiomiopatia aterosclerotica-ipertrofica”. Insomma, l'esistenza del 55enne è stata spezzata da un malore e non dal cancello che si era abbattuto su di lui.
Argomentazioni alle quali si sono opposti gli avvocati Andrae De Longis e Diego Cavalieri – il 18 marzo 2027 il gip Maria Di Carlo deciderà il destino dell'indagine -, legali della mogli e del figlio, supportati dai loro consulenti, i dottori Christian Tranfa e Fabrizio Cordisco, per i quali “l'episodio presenta un'evidente natura traumatica”. Perchà “Griffone era un soggetto affetto da una patologia cronica estremamente comune nella popolazione generale, senza alcun rischio imminente per la propria salute”, “giaceva in posizione seduta, schiacciato al di sotto del pesante cancello, con la testa e le spalle appiattite sul torace.. È possibile evidenziare dal materiale fotografico come il de cuius presenti ai limiti destro e sinistro della regione interscapolare i segni di una lesività traumatica da schiacciamento, geometricamente parallele e morfologicamente identiche tra loro, perfettamente corrispondenti per sede e dimensioni alle grosse barre verticali del cancello che lo ha travolto”. Per Tranfa e Cordisco, “il decesso va attribuito ad un meccanismo asfittico cagionato dallo schiacciamento da parte del pesante cancello scorrevole fuoriuscito dal pilastro laterale in ferro adibito a guida”. Argomentazioni raccolte nell'opposizione alla richiesta di archiviazione, nella quale l'attenzione viene puntata anche sulle “rilevanti carenze dell'accertamento autoptico e investigative”.
Per l'udienza di marzo è stato avvisato anche, come parte offesa, un fratello del vigilante, rappresentato dell'avvocato Nello Sgambato.
