Fermo non convalidato ma gli indagati restano in carcere. Sono queste le decisioni adottate dal gip Flavio Cusani al termine della convalida del fermo nei confronti delle quattro persone arrestate mercoledì dagli agenti della Squadra mobile nell'ambito di un'indagine coordinata dalla Dda di Napoli su un giro di presunte estorsioni, aggravate dal metodo mafioso, commesse in città e messe dagli inquirenti anche in relazione almeno ad uno degli attentati dinamitardi registrati a Benevento negli ultimi mesi. Ascoltati per rogatoria dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Benevento, Saverio Sparandeo, 53 anni ha risposto alle domande del gip. Si è avvalso della facoltà di non rispondere, invece, Augusto Villani, 33 anni, sempre di Benevento. Entrambi sono difesi dall'avvocato Antonio Leone. Alberto Mincione, 36 anni e Fabrizio Sorice, 35 anni, difesi dall'avvocato Gerardo Giorgione, hanno invece risposto e si sono difesi dalle accuse. In particolare, Mincione ha spiegato di aver ricevuto il bonifico bancario di 2mila euro da parte di un'azienda in qualità di ex dipendente della stessa. Sorice si è invece difeso spiegando che le due telefonate intercettate dagli investigatori della Mobile erano state fatte solo per questioni di lavori e non, come sostiene l'accusa, per mettere in pratica un'estorsione. Al termine degli interrogatori il giudice non ha quindi convalidato il fermo, ma ha comunque disposto la temporanea custodia cautelare in carcere dichiarandosi poi incompetente per territorio ed ha quindi trasmesso gli atti della convalida al collega del Tribunale di Napoli che avrà 20 giorni di tempo per emettere eventualmente un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti delle persone fermate, altrimenti il provvedimento – di mantenere la custodia cautelare in carcere – sarà dichiarato inefficace.
di Alessandro Fallarino
