La sua permanenza è durata, stavolta, pochi minuti. In aula c'era già stato, e per alcune ore, in altre due occasioni. Nell'ultima, invece, la comparsa dell'imprenditore Ermanno De Blasio è stata brevissima. Il tempo di sedersi, ripetere ancora le sue generalità e, su domanda del Tribunale, indicare il nome del suo legale (l'avvocato Andrea De Longis junior) e, infine, avvalersi della facoltà di non rispondere. Una possibilità offerta dalla sua nuova condizione: da teste – obbligato, dunque, a non restare in silenzio- ad indiziato, per le affermazioni, ritenute autoaccusatorie, fatte durante le indagini e ribadite nel corso dell'esame. Materiale che ora è inutilizzabile. Una scelta, quella di non proferire parola, che potrebbe essere fatta anche da Cinzia Iannace, dipendente dell'impresa di Mario Siciliano. Anche lei era stata citata questo pomeriggio dalla Procura per essere ascoltata nel processo denominato Mani sulla città. Anche sulla sua posizione, però, alcuni difensori – gli avvocati Roberto Prozzo ed Angelo Leone – sono andati all'attacco. (continua a leggere sull'App di Ottopagine)
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