L'udienza è in programma il 23 maggio dinanzi al magistrato di sorveglianza, che dovrà decidere se aggravare la misura a carico di Corrado Sparandeo, 59 anni, di Benevento, sottoposto alla libertà vigilata, così come proposto dalla Questura. La richiesta di aggravamento per Sparandeo, difeso dall'avvocato Vincenzo Sguera, è partita dalla Divisione anticrimine di via De Caro dopo l'episodio accaduto lo scorso 26 febbraio. Quando – secondo la ricostruzione dei fatti operata all'epoca – Corrado Sparandeo non si sarebbe fermato all'alt della polizia, che avrebbe voluto controllarlo al Rummo, dove era andato a far visita, con un figlio, al fratello Saverio, ricoverato.
Come si ricorderà, la polizia era intervenuta in ospedale dopo una segnalazione relativa alla presenza al secondo piano di una persona – bassa e di corporatura robusta - con una pistola nascosta sotto il pantalone, all'altezza della caviglia. Un'arma che una donna aveva visto quando l'uomo, che le aveva chiesto alcune informazioni, si era infilato in uno sgabuzzino con la scusa di dover mettere a posto qualcosa che custodiva nella busta di plastica stretta tra le mani. Lei, incuriosita, aveva sbirciato, notando la pistola quando lo sconosciuto aveva tirato su l'indumento. Giunti sul posto, gli agenti avevano proceduto ad una serie di verifiche che avevano anche interessato, al quarto piano, la stanza nella quale si trovava, come degente, Saverio Sparandeo, trovandolo in compagnia di Corrado e del nipote. Questi ultimi erano poi andati via, ma all'uscita avevano incrociato alcuni poliziotti che li avevano invitati a fermarsi. Il figlio lo aveva fatto, Corrado invece si era invece allontanato in tutta fretta.
Esp
