Era stato operato due volte, tutto era andato per il meglio. Era però stato costretto a tornare nuovamente sotto i ferri, e dopo alcuni giorni il suo cuore aveva cessato di battere. Un intervento, il terzo, che sarebbe stato necessario, secondo quanto ipotizzano i suoi familiari, per rimuovere una garza che sarebbe stata inavvertitamente dimenticata nell'addome. Una circostanza tutta da verificare attraverso le indagini e l'analisi della cartella clinica, di cui è stato chiesto il sequestro, che riempie la denuncia presentata, attraverso l'avvocato Alberto Mignone, dalla moglie e dai tre figli di un 83enne di San Giorgio La Molara, morto al Rummo lo scorso 16 agosto.
Secondo una prima, ed inevitabilmente sommaria ricostruzione dei fatti, l'anziano si sarebbe ricoverato in ospedale a metà giugno per un problema alla colecisti. I risultati degli esami che gli erano stati praticati avevano reso indispensabile l'intervento, effettuato a luglio. Tutto era filato via liscio, nessuna difficoltà. Fino a quando, ma per una complicanza legata al drenaggio, il paziente era entrato ancora in sala operatoria. Tutto risolto? Macchè.
Secondo i suoi congiunti, l'83enne aveva infatti dovuto affrontare un terzo intervento perchè nel corso del precedente gli avrebbero lasciato una garza nella cavità addominale. Un corpo estraneo che gli avrebbe causato un'infezione ed avrebbe determinato il ricorso all'ulteriore operazione. A distanza di meno di una settimana, infine, il decesso del pensionato. Una vicenda ora al centro dell'attività investigativa dei carabinieri, che dovranno accertare se le cose si siano succedute così come sono state descritte; e, soprattutto, la presenza di quella benda contro la quale hanno puntato il dito i familiari della vittima.
Esp
