Vittime del dovere. Clemente, Gianfranco, Raffaele, Aldo, Biagio. I loro nomi sono stati scanditi lentamente dal vicequestore Vittorio Zampelli durante la commemorazione dei defunti in via De Caro. L'ha voluta il questore Giuseppe Bellassai, “perchè non c'è futuro senza memoria”.
Prima la deposizione di una corona di alloro ai Caduti, con il vicario della Prefettura, Giuseppe Canale, poi la messa officiata da don Giancarlo D'Ambrosio. Presenti, tra gli altri, gli ex questori Raffaele Aiello (anche a Benevento) e Ferdinando Palombi, i familiari delle persone scomparse, i volontari dell'Anps e la presidente dell'associazione Libera.
Celebrare chi non c'è più vuol dire riaprire ferite che mai si rimargineranno del tutto, significa far riaffiorare un dolore che può sopirsi ma non sparire. Ma è anche il momento nel quale “incrociamo la fede che abita in noi, l'amore, l'unica maniglia che può aprire la porta che separa la vita terrena da quella eterna”, ha spiegato don Giancarlo.
“Il ricordo di chi ha perso la vita per difendere gli ideali di libertà e democrazia deve occupare un posto fisso nel nostro pensiero”, ha sottolineato il dottore Bellassai.
“Dobbiamo sempre voltarci indietro per capire ciò che siamo stati, ciò che abbiamo fatto. Ancor di più in una stagione di grande frenesia come quella che stiamo attraversando”, ha proseguito.
La memoria come scrigno nel quale custodire la nostra identità in una fase di difficoltà che richiede “coesione e unità. Comprensione e gratitudine”. Parole che “devono tornare nel nostro lessico”, ha concluso il Questore.
Esp
