In un'epoca in cui la memoria storica rischia di affievolirsi sotto il peso dell'indifferenza digitale e delle narrazioni superficiali, esce in prima tiratura proprio questo mese – novembre 2025 – un'opera che si impone come un faro di riflessione profonda e necessaria: "Cenere e Silenzio. La storia vera di un Piepel ad Auschwitz", della scrittrice Maria Pia Selvaggio, edito da Selvaggio Edizioni.
Questo "roman-essai" – un ibrido audace tra romanzo e saggio – non è solo un libro: è un atto di resistenza contro l'oblio, un grido silenzioso che squarcia il velo su una delle pagine più oscure e misconosciute della Shoah. Con una prefazione autorevole firmata dall'Ambasciatore Luigi Maccotta, capo della delegazione italiana presso l'International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), e una quarta di copertina curata da Mary Attento – giornalista, editor e critico letterario che ha anche supervisionato l'editing del volume – l'opera si presenta come un capolavoro di introspezione storica e umana, destinato a lasciare un segno indelebile nei lettori, soprattutto nei giovani.
Maria Pia Selvaggio, scrittrice sannita con una carriera poliedrica che spazia dalla narrativa al teatro, dalla saggistica all'editoria, dimostra qui il suo impegno totale non solo come autrice, ma come docente e custode della memoria. Insegnante di italiano e latino nelle scuole campane, Selvaggio ha sempre intrecciato la sua professione educativa con la passione letteraria, usando la parola come strumento per esplorare le fragilità umane e le radici storiche. Il suo curriculum – che include saggi come Senti Caro Carlo (2022) su Carlo Emilio Gadda – riflette una professionalità impeccabile, forgiata da anni di studio e impegno. Fondatrice di Selvaggio Edizioni, ha promosso voci emergenti del Sud Italia, valorizzando temi di identità e resistenza. In Cenere e Silenzio, Selvaggio unisce la sua expertise pedagogica alla maestria narrativa, creando un testo che non si limita a raccontare, ma insegna: un invito ai giovani a conoscere la storia per non lasciare "zone sconosciute" come quella dei piepel, figure ibride di vittime e complici involontari nei campi di sterminio.
Il romanzo segue la storia di Levi Rosenthal, un adolescente ebreo deportato ad Auschwitz nel 1944, costretto a diventare un piepel – assistente personale di un kapò ebreo – in un vortice di violenza, umiliazione e sopravvivenza. Ispirato a testimonianze reali, come quelle di Elie Wiesel in La Notte, il libro esplora quell'ambiguità morale dove vittima e carnefice si fondono, dove il giudizio etico si sospende di fronte all'orrore umano. Selvaggio non giudica: medita sul male "banale" che corrode l'etica goccia a goccia. Attraverso capitoli intensi e dettagliati – dal viaggio infernale sul treno al crematorio, dalla ribellione silenziosa alla redenzione post-bellica – l'autrice cala il lettore nell'abisso, alternando crudezza realistica a rimandi letterari americani (da Steinbeck a Hemingway), che evocano spazi di vita mentre l'Europa bruciava.
La prefazione di Luigi Maccotta eleva il testo a documento storico. L'Ambasciatore, con la sua esperienza presso l'IHRA, sottolinea come l'opera sia una sintesi perfetta tra saggio e romanzo, capace di "calare con empatia nel dramma" di un piepel, aiutando a "capire la portata degli eventi" oltre i fatti nudi. L’ambasciatore Luigi Maccotta -nato a Parigi nel 1953 e con una carriera diplomatica che lo ha portato da Israele al Messico, ha prestato servizio in Israele, Svizzera e Giappone. Primo Consigliere a Washington, Capo della Iraqi Reconstruction Task Force, Vice Direttore Generale per i Paesi Subsahariani, Ambasciatore in Venezuela, direttore per i Paesi dell’America Centrale e Latina, Ispettore Generale del Ministero degli Affari Esteri, dal 2019 a oggi è Capo della Delegazione italiana presso l’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA)- infonde alla prefazione un'autorità morale: "Ci vorranno altri 50.000 volumi per ricordare", ammonisce, contro l'abuso del termine Shoah. Le sue parole non sono un'introduzione formale, ma un atto di partecipazione umana. La dott.ssa Mary Attento, che ha curato l'editing con professionalità impeccabile, firma la quarta di copertina con un testo che cattura l'essenza dell'opera: parole intense che evocano il silenzio come peso e la cenere come seme di giustizia. Ma è nell'aspetto didattico che Cenere e Silenzio brilla con urgenza contemporanea.
Selvaggio, come docente, sa che i giovani devono conoscere la storia per non lasciare "zone sconosciute" come i piepel: figure ibride, vittime di abusi sessuali e psicologici, che incarnano la complessità della Shoah. In un mondo di fake news e revisionismi, il romanzo è un invito all'empatia: Selvaggio lo sottolinea con professionalità, intrecciando fatti storici (da Yehiel De-Nur a Filip Müller) a una narrazione verosimile, ideale per scuole e dibattiti. La dedica al padre Pasquale, deportato in Polonia, aggiunge un tocco personale, rendendo l'opera un ponte tra generazioni. Cenere e Silenzio ci ricorda che la letteratura è resistenza: contro l'indifferenza, per i giovani e per non dimenticare. Un libro da leggere, discutere e insegnare, affinché le ombre dei piepel non svaniscano nel silenzio.
