Prosegue la rassegna Obiettivo T, ideata e promossa da Solot Compagnia Stabile di Benevento, che vede il prossimo appuntamento il 23 gennaio 2026, alle ore 20,30 quando sul palco del Teatro Mulino Pacifico andrà in scena “Il gioco sacro. Oratorio per voce sola e coro da stadio” liberamente tratto da “Reportage sul Dio” di Pier Paolo Pasolini, testo The Holy Game di Albert Ostermaier, con Riccardo Festa che firma anche la regia e le musiche dal vivo eseguite da Francesco Forni.
Dalle note di regia: Pasolini amava il calcio. Suona contraddittorio. Quasi blasfemo. Addirittura implausibile. Come se la levatura intellettuale del Poeta, il portato etico della sua scrittura e quello politico di un’ azione artistica mai disgiunta da quella civile, non potessero abbassarsi ad un piacere così triviale.
Eppure a Pasolini il calcio piaceva proprio tanto. Giocava partite interminabili con un agonismo insospettabile, che fossero squadre di ragazzetti di borgata o sfide tra colleghi e amici. Era tifoso del Bologna. Commentava con competenza formazioni e moduli tattici. E, soprattutto, ne ragionava e ne scriveva. Immaginava storie e scenari, cercava intorno al fatto sportivo il suo episteme, la ragione di uno spazio che ne creasse i presupposti e gli esiti. Lo colpiva la dimensione collettiva e rituale, la danza tribale delle domeniche tra bar, stadio e radiocronache, l’eterna predisposizione del maschio a dividersi in tribù, a creare affiliazioni inattese e alleanze improbabili.
Coglieva del calcio la dimensione sacra, inscindibile dal gioco stesso, quella partecipazione collettiva che portava ad isterismi e passioni destinate solitamente al culto, una moderna religione, con santi e miracoli annessi. Impossibile da snobbare. Impossibile per Pier Paolo non calarsi nel gioco totalmente, con quella furia di vivere che lo ha sempre segnato. E certo, c’erano i corpi. Giovani, forti, sudati nell’atto di compiere un gesto atletico destinato all’effimero ricordo di chi era presente, lì, allo stadio, la domenica. Eroi moderni di un’arena che non chiedeva sangue ma redenzione – collettiva, forse- e che invece stava già trasformandosi in un gigantesco supermercato globale che niente avrebbe conservato di sacro se non le effigi e la simbologia, in quello svuotamento secolare di qualsiasi religione che è il segno della modernità.
Obiettivo T: "Il gioco sacro. Oratorio per voce sola e coro da stadio"
Sul palco del Mulino Pacifico appuntamento il 23 gennaio, alle ore 20,30
Benevento.
