Desertificazione commerciale: Irpinia e Sannio territorio in ritirata

Unimpresa Irpinia Sannio conta 3.081 attività scomparse tra Avellino e Benevento

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Benevento.  

Il Centro Studi di Unimpresa Irpinia Sannio rende noto il proprio dossier sull’evoluzione del commercio e dei servizi locali nelle province di Avellino e Benevento tra il 2019 e il 2025. Il quadro che ne esce è quello di una progressiva rarefazione della rete commerciale, che non può più essere letta come la somma di chiusure individuali. È un processo strutturale che sta ridisegnando la geografia economica delle aree interne.

Secondo il monitoraggio, in sei anni sono scomparse 3.081 attività, di cui 1.730 in provincia di Avellino e 1.351 in provincia di Benevento. Il dato racconta la crisi del commercio tradizionale, ma anche la perdita dei servizi di prossimità, quei presidi quotidiani che garantivano continuità sociale, accessibilità e qualità della vita nei piccoli centri. Sono 75 i comuni tra Irpinia e Sannio che hanno perso almeno un servizio commerciale di base, si tratti di alimentari, bar, botteghe artigiane o micro-servizi. In molti casi era l’unico presidio rimasto, con ricadute immediate sulla mobilità quotidiana, sulla vita degli anziani e sulla capacità delle comunità di conservare una soglia minima di vitalità. “Quando un comune perde il suo negozio alimentare o il suo bar”, afferma il presidente Ignazio Catauro, “non scompare soltanto un’attività economica. Si spegne un punto di aggregazione, un presidio sociale, un pezzo di comunità. La desertificazione commerciale è la manifestazione più evidente della fragilità delle aree interne”.

Il Centro Studi individua più fattori che, sommandosi negli anni, hanno prodotto un effetto cumulativo. Pesano lo spopolamento, con la costante riduzione della popolazione attiva, e l’aumento dei costi energetici e gestionali, che ha colpito in modo sproporzionato le micro-imprese. Pesano la migrazione dei consumi verso i poli commerciali esterni e verso il digitale, la carenza di competenze nel terziario, soprattutto nei servizi digitali, e infrastrutture insufficienti che rendono più oneroso mantenere un’attività nei comuni minori. Ne nasce quella che il Centro Studi definisce “una spirale di rarefazione progressiva”. Meno popolazione, meno domanda, meno attività, meno servizi, meno qualità della vita.

Il fenomeno ha anche un costo economico preciso. Secondo le stime del Centro Studi, tra il 2019 e il 2025 sono stati sottratti ai territori 257 milioni di euro di consumi locali, 145 milioni in provincia di Avellino e 112 in provincia di Benevento. “Questi numeri”, sottolinea Catauro, “non misurano soltanto un calo di fatturato. Sono risorse che escono dai territori e non vi ritornano. Ogni euro che non viene speso in un comune delle aree interne è un euro che non alimenta lavoro, servizi, manutenzione urbana, vita sociale. È un impoverimento che si autoalimenta”.

Per il Centro Studi la risposta non può essere episodica. Serve una strategia integrata che tenga insieme rigenerazione urbana, sostegno alle micro-imprese, innovazione digitale, mobilità interna e politiche demografiche. “Non possiamo limitarci a registrare le chiusure”, afferma Catauro. “Dobbiamo costruire le condizioni per le riaperture. Le aree interne non vanno considerate territori residuali ma laboratori di innovazione sociale ed economica. Unimpresa Irpinia Sannio è pronta a mettere a disposizione il proprio Centro Studi per definire un piano di rilancio credibile, misurabile e condiviso”.

La fotografia è nitida. Il commercio arretra, i servizi si assottigliano, i territori perdono massa critica. Ma la stessa analisi indica che esiste uno spazio per intervenire, a patto di scegliere una visione di sistema e non una logica emergenziale.