«La notizia della Tunisia pronta a superare l’Italia come secondo produttore mondiale di olio d’oliva deve far scattare un campanello d’allarme serio e immediato per le istituzioni europee, nazionali e regionali».
Così il consigliere regionale di Forza Italia Fernando Errico interviene sullo scenario delineato dal Financial Times, che annuncia per la stagione 2025-26 un raccolto tunisino compreso tra 380 e 400 mila tonnellate, con proiezioni fino a 500 mila tonnellate e una forte spinta sulle esportazioni verso l’Unione europea.
«Parliamo di un comparto - prosegue Errico - che rischia di essere travolto da una concorrenza che non gioca ad armi pari. L’ipotesi di raddoppiare a 100mila tonnellate annue il contingente di olio tunisino a dazio zero, unita alla revisione dei dazi con gli Stati Uniti, rischia di avere effetti devastanti sul mercato interno europeo e italiano, come già denunciato dalle organizzazioni agricole». Secondo i dati Coldiretti e Unaprol, nei primi nove mesi del 2025 gli arrivi di olio tunisino in Italia sono aumentati del 38%, determinando un crollo dei prezzi dell’extravergine italiano di oltre il 20%, con quotazioni che in molti casi non coprono più i costi di produzione.
«È inaccettabile - sottolinea Errico - che l’olio venga venduto sotto i 4 euro al litro, mettendo in ginocchio migliaia di olivicoltori e svuotando di valore un prodotto simbolo della nostra identità». Per il consigliere regionale azzurro la questione riguarda in modo diretto anche la Campania e il Sannio. «L’agricoltura è al centro del mio impegno istituzionale perché l’olio, il nostro “oro giallo”, è il vero tesoro del Sannio. Qui non parliamo solo di economia, ma di presidio del territorio, di qualità, di tradizione e di lavoro. Difendere l’olio campano e sannita significa difendere un intero modello di sviluppo».
Errico chiede una presa di posizione chiara da parte della Regione Campania e del neo assessore all’Agricoltura, Maria Carmela Serluca. «Serve fermare trattative che non tutelano davvero gli interessi degli olivicoltori campani. Occorre una strategia seria che rafforzi la produzione interna, contrasti la concorrenza sleale e investa su qualità, tracciabilità e filiera corta».
