Una lunga standing ovation ha salutato Clemente Mastella nella serata che il Teatro Romano di Benevento ha dedicato ai suoi cinquant'anni nelle istituzioni.
"Lui è Giuseppe De Mita, la mia storia è iniziata con il padre" il saluto iniziale dell'evento da parte del festeggiato visibilmente commosso.
Quindi il via all'appuntamento che è stato molto più di una celebrazione personale: si è trasformato nel racconto di mezzo secolo di storia politica italiana attraverso uno dei suoi protagonisti più longevi e riconoscibili.
Ad aprire la serata, condotta da Gigi Marzullo con la partecipazione del giornalista Marco Demarco, è stata l'opera realizzata dal maestro Mimmo Paladino e donata a Mastella, simbolo di un legame profondo con il territorio che ha rappresentato il filo conduttore dell'intero evento.
Sul palco il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, il senatore Pier Ferdinando Casini, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, lo scrittore Maurizio De Giovanni e l'imprenditore Diego Della Valle. Ognuno ha offerto un ritratto diverso del sindaco di Benevento: il mediatore politico, l'uomo delle istituzioni, il protagonista della stagione centrista italiana, ma soprattutto l'amministratore che non ha mai reciso il legame con la propria comunità.
Attraverso filmati, testimonianze e videomessaggi provenienti dal mondo della politica, del giornalismo, dello sport e dello spettacolo, è emersa la cifra che più di ogni altra ha caratterizzato il percorso di Mastella: la capacità di mantenere rapporti personali e politici al di là delle appartenenze e delle stagioni della Repubblica.
E poi un successo e una notorietà straordinari, tali da unire il suo nome a quello di Padre Pio nella mappa disegnata dal geografo finlandese Topi Tjukanov per indicare le persone più famose nate in ogni città del mondo.
Particolarmente intenso il momento dedicato ai ricordi personali. Mastella ha ripercorso alcuni passaggi della sua lunga esperienza pubblica, dagli esordi nella Democrazia Cristiana all'attività parlamentare, dagli incarichi di governo fino alla fascia tricolore nella sua Benevento, definita ancora una volta il luogo da cui non ha mai voluto allontanarsi.
Non sono mancati riferimenti agli amici e ai compagni di viaggio scomparsi, ricordati con commozione davanti a una platea gremita.
Tra i momenti più emozionanti della serata, la sorpresa dei nipoti che hanno dedicato un pensiero al nonno. Applausi anche per le testimonianze di affetto giunte dagli ex militanti dell'Udeur, rappresentati da Biagio Abbate, e per le targhe consegnate da istituzioni e associazioni del territorio.
Non è mancato un dono per la città di Benevento: un'opera di Lello Esposito ispirata a San Gennaro.
La seconda parte dell'evento ha assunto i toni di una vera festa popolare. Sul palco si sono esibiti giovani talenti sanniti Maria Rosaria Rondina, Selma, Anna Tatangelo e il tenore Carlo Barricella.
Ma al di là degli ospiti illustri e dello spettacolo, l'immagine che resta è quella della platea. Centinaia di persone tra amministratori, parlamentari, sindaci, imprenditori, professionisti e semplici cittadini hanno riempito il Teatro Romano per testimoniare un legame che va oltre la politica. Un parterre eterogeneo identificabile come il "popolo di Mastella" o anche le “truppe mastellate” che hanno meritato un posto nella Treccani.
Alla fine, più che il bilancio di una carriera, è andata in scena la rappresentazione di una storia umana e politica costruita attorno a un'idea semplice ma mai smentita dal protagonista: si può attraversare mezzo secolo di istituzioni senza smettere di appartenere alla propria terra. Ed è probabilmente questa la ragione per cui, dopo cinquant'anni, il nome di Clemente Mastella continua a essere indissolubilmente legato a quello del Sannio.
