Vi raccontiamo due storie parallele che non si sarebbero mai intrecciate se non ci fosse stata quella prodezza finale di Amato Ciciretti contro il Cesena. Storie in antitesi come la vita e la morte. Storie che coinvolgono i sentimenti, che toccano il cuore. Del resto non abbiamo sempre detto che il Benevento ha un cuore grande? Partiamo da quella prodezza del Cicero. Roba che si vede solo in serie A. Fa gol, poi scatta più veloce della luce, si toglie la maglia e mostra quella scritta fatta così, alla buona, col pennarello: “Ciao nonno”. La dedica è per il nonno che è mancato due giorni prima. Poi il pianto, l’abbraccio dei compagni. Dietro di lui c’è anche una maglietta, preparata per festeggiare un eventuale gol giallorosso: c’è scritto “Benvenuto Diego Campagnacci”. Già, perché un paio di giorni prima, non senza qualche patema, è nato anche il figlioletto di Alessio Campagnacci, che nonostante sia fuori rosa ha un rapporto eccezionale con tutti i suoi compagni. In un attimo si fondono due stati d’animo, la voglia di onorare la memoria del nonno scomparso e la gioia per una nascita. E’ il compendio dell’umanità: una separazione dolorosa che si intreccia con l’arrivo di una nuova vita. Le lacrime di Amatino hanno toccato tutti, le sue parole consegnate a Instagram non possono non commuovere: “Ho fatto gol. Abbiamo vinto. Tu lo sapevi già, vero? Sapevi anche che avrei segnato? Ti è piaciuto il gol? E’ per te. Per tutti i nipoti a cui mancano i nonni. Scusa se ho pianto. Tu non avresti voluto”. Gli vogliono bene tutti al Cicero, e non perché sa giocare bene al calcio. E allora il suo compagno di reparto Fabio Ceravolo gli scrive parole altrettanto belle: “In quel momento eri imprendibile, immarcabile, perché c’era tuo nonno ad aspettarti... grande gesto grande goal”. Due storie scritte col cuore immenso della famiglia giallorossa. E’ il bello del calcio, parafrasi della vita.
f.s.
